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Lunedì 27 Febbraio 2017

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Scrp, 25 sindaci certificano la rottura esistente tra i soci

Scrp, due questioni aperte: gestione e direzione politica

Assemblea Scrp

antonio grassi

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Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Il sindaco di Crema firma il documento e quindi non può rappresentare tutto il territorio. La ristrutturazione della partecipata nei programmi dei candidati delle prossime elezioni amministrative cittadine?

I 25 sindaci-soci di Scrp che hanno firmato il documento, diffuso poi dai media locali sulle vicende  della società, vanno ringraziati.  La loro presa di posizione spazza via ogni dubbio  e conferma in  maniera inequivocabile  quello che da tempo è  chiaro ai più attenti osservatori: esiste una profonda spaccatura tra i soci di Scrp.  La società non costituisce l’organismo aggregante di tutti i comuni del Cremasco. Crema, infatti, ha sottoscritto il testo. Questo atto certifica che non rappresenta l’intero territorio.  Adesso tutto è più chiaro. Grazie, quindi, ai 25 sindaci per questo contributo che permette di uscire dall’equivoco.  Ora anche i cittadini sanno dell’esistenza di un solco netto tra i soci di Scrp: i buoni e i cattivi. Ai cittadini decidere chi inserire nelle due categorie.

Ma prima di entrare nel merito del documento sottoscritto dai 25 sindaci-soci sia concesso esprimere un giudizio sulla precisazione che i firmatari premettono alla loro analisi. Disarmante e ingenua, la puntualizzazione induce tenerezza.  E’ una excusatio non petita. Se si hanno gli attributi  si dica senza tanti giri di parole quel che si pensa, ma non si imbastisca un castello di parole e di concetti contraddittori, controproducente per il sostegno della propria tesi.

    I  25 precisano: «Il nostro intervento non è finalizzato a creare contrapposizione tra soci/sindaci facenti parte della stessa compagnia societaria, ma a difendere l’attività e l’operato del Presidente e dei Consiglieri  (con la P e la C maiuscola nel testo ufficiale, noblesse oblige, ndr) e della struttura ai quali esprimiamo la massima solidarietà  per questi continui ‘attacchi’ ringraziandoli per il lavoro fino ad ora svolto ed esprimendo nei loro confronti  fiducia per la loro professionalità e serietà con la quale stanno svolgendo il loro mandato,  questo non è da intendersi come acritica delega in bianco, ma piuttosto consapevolezza della complessità insita nell’atto di indirizzo deciso dai soci nel quale emerge chiaramente la necessità di un profondo mutamento che richiederà tempo, costanza e un lavoro all’unisono tra soci, cda e management».

Scrivere tutto questo ambaradam   per evidenziare che l’efficienza e la professionalità del consiglio di amministrazione, del management e della struttura di Scrp  non hanno nulla da invidiare a quelli di una multinazionale e sono degni di un peana con annesso alleluia, non è funzionale ad una buona comunicazione. Bastavano cinquanta battute. Ma è un consiglio gratuito e non richiesto, non  meritevole di attenzione. Per coerenza, i 25 sindaci avrebbero potuto proporre di premiare l’intero apparato di Scrp con una stock option. Tutti insieme appassionatamente, soci e struttura.  Anche se, diciamolo, Scrp non è la Fca, non è amministrata da Sergio Marchionne e, nell’ultimo anno, non ha prodotto un utile netto di 1,8 miliardi di euro.

  Ora definire ‘attacchi’ alcune critiche basate su fatti reali è quanto meno eccessivo. E’ pure esagerato appuntare medaglie  a chi  dopo circa tre anni non ha ancora concluso la gara d’appalto dei rifiuti, ha permesso di prolungare per mesi un possibile conflitto d’interessi, ha proposto delibere secretate con allegato bigino,  ha trasformato il progetto dei varchi elettronici in una telenovela.  Vogliamo continuare? E’ efficienza  chiedere  450 mila euro più iva per un servizio,  poi ridurli a 300 mila, infine ipotizzare una cifra  ulteriormente inferiore. Un valzer durato un mese. Forse meno.  E’ successo questa estate.   E’ la Scrp, signori.  E’ la stessa Scrp che invia una mail e il giorno successivo ne manda un’altra che smentisce la precedente. E’ accaduto in più di un’occasione. Sempre questa estate.  Non basta? Allora avanti. In una qualsiasi società cosa sarebbe accaduto se all’assemblea dei soci non fosse stata comunicata  l’esistenza di cinque sentenze del Consiglio di Stato che indirettamente la riguardavano? Nel caso specifico di Scrp, le sentenze si pronunciavano su gare di igiene ambientale che vedevano coinvolta Linea Gestione attuale gestore del servizio nel Cremasco.  E  che dire  la discriminante  tra sindaci di serie A e di serie B? I primi che disponevano di una documentazione completa della gara rifiuti,  i secondi di una ridotta. E poi ancora.  Il 28 maggio 2015  riunione residenziale di Scrp a Crema sulla gara rifiuti, sempre lei. Viene chiesto di introdurre un punteggio premiante per le società non proprietarie di inceneritore. Risposta dei consulenti: impossibile perché discriminante, la legge lo vieta. Sette giorni dopo, riunione residenziale di Pandino  alla medesima richiesta, risposta antitetica: si può fare. Altri esempi? No, i mantra possono annoiare.  E poi non è necessario.  I 25 soci li conoscono benissimo: sono gli argomenti degli ‘attacchi’ a Scrp.

Attacchi? Sì, secondo i 25 sindaci,  criticare Scrp per i motivi elencati sopra  diventa un ‘attacco’. Lesa maestà? Mah!  Attacchi ancora più disdicevoli perché sferrati «con il continuo  ricorso ai comunicati stampa che, in più di un’occasione, hanno avuto anche contenuti denigratori dei vertici societari». E qui i 25 sindaci dovrebbero indicare in quali circostanza e su quali organi di informazione sono comparsi questi comunicati stampa con contenuti denigratori. In caso contrario, diventa denigratoria la loro affermazione nei confronti degli autori degli ‘attacchi’ a Scrp.

 La critica, se supportata dai fatti come è sempre avvenuto, continuerà. Se poi a qualcuno, abituato a gestire le questioni pubbliche all’interno di enclavi di pochi privilegiati è infastidito se ne dovrà fare una ragione. Vale il principio che i cittadini devono essere informati. Forse qualche socio ha dimenticato che  il Comitato centrale del Pci e il Politburo sovietico sono ferrivecchi.

Tra i firmatari compaiono alcuni membri del Comitato ristretto di Scrp, organismo che in quanto a metodi assomiglia un po’, solo un po’, al Comitato centrale.  Già, quel Comitato ristretto che insieme al sindaco di Crema  ha contribuito a fare approvare ai soci la costruzione della caserma dei vigili del fuoco da pagare con i soldi dei cittadini cremaschi. Approvazione cassata poche settimane dopo perché il finanziamento della struttura è di competenza del  Ministero, come un socio in assemblea aveva avvertito. La caserma non è ancora costruita. Sono trascorsi tre anni. Che sia una costante? In matematica e in fisica ne esistono tante. Il Cremasco ha la propria. Ma noi siamo speciali, siamo la Repubblica del Tortello.

Il resto del documento elenca i fiori all’occhiello di Scrp. Precisamente: ricollocazione  del teleriscaldamento, della gestione della piscina, dei parcheggi, dell’illuminazione pubblica. Guarda caso (un tempo era di moda questa espressione)  tutti servizi made in Crema. E gli interventi di Scrp per i piccoli comuni? Niente: il mondo di Lilliput conta nulla. Una prova?  Crema ha imposto che nella gara dei rifiuti la spazzatura e la pulizia dei mercati venissero inserite tra i servizi base e non in quelli facoltativi, come da proposta iniziale e da richiesta di alcuni piccoli comuni.

Vogliamo parlare dell’overdose di consulenze? Meglio di no, si rischierebbe l’accusa di overdose di critiche.

Infine, Rossella Spada, con gesto encomiabile e per motivi che tutti conoscono ed è inutile ripetere, si dimette dal consiglio di amministrazione di Scrp il 20 gennaio scorso, ma la comunicazione ai soci è inviata alle 17,15 del 25 gennaio, quando la notizia era già uscita sui media online.

 Il documento dei 25 prosegue con la Centrale di Committenza e qui il discorso diverrebbe troppo lungo. E’ rimandato al prossimo articolo.

E per non essere bollati di criticare senza proporre, ecco l’idea per colmare la lacuna. Nei prossimi mesi ci saranno le elezioni amministrative di Crema. Ebbene i candidati sindaci inseriscano nel loro programma la ristrutturazione di Scrp.  Solo in questo modo e con molta umiltà la città potrà riconquistare la leadership sul territorio. Non con la firma di documenti contro i sindaci dei piccoli comuni che dissentono. Piccoli sì, pecoroni no. Con buona pace di chi pensa il contrario. E di tutti coloro che non apprezzano Vasco Rossi: «C’è chi dice no». Senza denigrare. Con i fatti.

28 Gennaio 2017

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