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Martedì 12 Dicembre 2017

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Assemblea movimentata

Area omogenea Cremasca: si applica il modulo 7-7-1

Area omogenea Cremasca: si applica il modulo 7-7-1
antonio grassi

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Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Elezione del coordinamento tra polemiche, scontri verbali, sospensione della seduta e manuale Cencelli. La presunzione fatale

La presunzione fatale non è solo il titolo di un libro di Friedrich Hayek, ma anche quella che ha caratterizzato  l’assemblea dei sindaci cremaschi che si è tenuta venerdì nel tardo pomeriggio nella sala Ricevimenti del Comune di Crema. Assemblea  finalizzata ad approvare il regolamento e procedere all’elezione  del primo coordinamento della neonata Area omogenea cremasca,  progetto condivisibile e presentato alcune settimane fa a Pieranica.

Ma si sa delle buone intenzioni è lastricata la via per l’Inferno e, per rimanere nell’usato sicuro,  se il buon giorno si vede dal mattino, allora  il neonato organismo deve prepararsi a giornate turbolente  e tempestose. Fuor di metafora è stato un inizio disastroso.

Presunzione numero uno. L’assemblea doveva discutere e approvare il regolamento per eleggere i membri del Comitato direttivo.  Si è dato per scontato, invece,  che  l’invio a  tutti sindaci della bozza di documento  comportasse l’approvazione automatica del regolamento senza discussione in assemblea e si è passati direttamente all’elezione. Qui sono incominciati i guai.

Presunzione numero due.  Stefania Bonaldi,  sindaco di Crema, affiancata dal collega Aldo Casorati di Casaletto Ceredano, ha  spiegato ai presenti che in una riunione per pochi privilegiati, appunto a Casaletto Ceredano, era stata concordata  la presentazione di una lista unica con i quindici sindaci da eleggere.  Lista - ha sottolineato -  costruita secondo i criteri del regolamento ( non approvato dall’assemblea) con la postilla non scritta  che sette membri ciascuno spettavano a centrosinistra e centrodestra, Lega compresa e  uno a  Castelleone, neutro. Difficile sostenere che questo non sia l’aborrito manuale Cencelli.  Già, diceva il vecchio saggio: mai lasciare la vecchia via per la nuova. Perdindirindina: e i sindaci non allineati alle due corazzate?  Viene un dubbio: l’Area omogenea rappresenta i comuni o i partiti politici? Tanto di cappello alla Bonaldi per la sincerità. Meglio la brutale verità che gli avvitamenti dialettici.  In sostanza si doveva prendere atto di una decisione già decisa.

Presunzione numero tre. I nomi dei sindaci proposti dalla Bonaldi all’assemblea dovevano essere noti  solo agli ingegneri costruttori la  lista.  Udite, udite: uno dei papabili di centrosinistra  ha dichiarato che pure lui non era stato avvertito della sua presenza nell’elenco. C’è rimasto.  Succede, che diamine!

Ma l’imprevisto era dietro l’angolo.  Un sindaco mostra un articolo pubblicato un’ora prima dell’assemblea dal Nuovo Torrazzo online. Il pezzo dal titolo «Area omogenea, coordinamento dei sindaci pre-costituito, ecco i candidati»  snocciola  i nomi esatti,  meno uno che, viene precisato in assemblea ha «fatto un passo indietro» all’ultimo momento. La domanda viene naturale: perché non inviare ai sindaci l’elenco con i nomi da eleggere e, invece, passarli al Nuovo Torrazzo? Con il rispetto dovuto al settimanale diocesano, i sindaci contano meno del giornale?  Per paura che qualcuno presentasse una proposta alternativa senza rispettare il modulo tattico 7 -7 -1? Sette più sette più uno e non ce n’è per nessuno!

Presunzione numero quattro. Il bilancino dei posti era tarato male e la polemica tra Gianni Rossoni, sindaco di Offanengo e Gabriele Gallina, sindaco di Soncino è al calor bianco.  Ne segue un’altra altrettanto pepata tra il sindaco di Crema e quello di Fiesco, Giuseppe Piacentini che, correttamente chiede la votazione del regolamento e la ottiene. Per non farsi mancare nulla ci scappa anche un’alzata di mano con una decina di sindaci che votano di rimandare l’elezione del coordinamento. Stefania Bonaldi si innervosisce e le scappa un «buffoni». Probabilmente si era confusa: l’ambaradan non era certo ascrivibile a chi chiedeva di essere informato e di applicare le normali regole democratiche. Ma nella concitazione succede di lasciarsi scappare una parola di troppo. Alla Bonaldi occorre riconoscerle l’onestà di essersi scusata pubblicamente.

 Tra buffoni e pecoroni, di fatto,  nel Cremasco la categoria dei sindaci non è messa bene e viene difficile ipotizzare di costruire un’Area omogenea quando gli stessi sindaci sono disomogenei. E non basta un’élite, vera o presunta,  per  trasformare il territorio in una macchina da guerra coesa ed efficace.

Qui finisce la presunzione e subentra Kafka. Durante l’assemblea viene proposto di rinviare la nomina dei magnifici quindici. Tiramolla sulla  data. Si sospende la seduta. Il centro sinistra in conclave nell’ufficio della Bonaldi. Il centrodestra in sala Ricevimenti. Venti minuti poi si riparte. Viene tolto un candidato dalla lista di centrodestra e inserito un altro sempre del centrodestra. Si vota. Quattro gli astenuti tra loro,  uno dei candidati di centrodestra eletto.

Infine la chicca. Per permettere  la sostituzione del sindaco non rientrato in campo dopo l’intervallo forzoso si è dovuto votare prima il regolamento come chiesto da Piacentini, ma con l’aggiunta di una norma transitoria che permettesse la variazione. Regolamento a geometria variabile.

I nomi degli eletti? Non sono importanti. Non sono in discussione. Conta il principio, il metodo. L’equivoco sta nella presunzione che tutti i sindaci alzino la mano a comando. E’ la presunzione fatale.  Tutto va bene madama la marchesa, cantava Nunzio Filogamo, ma non tutti sono maggiordomi accondiscendenti.

L’area omogenea è importante per il territorio, ma l’inizio non è incoraggiante.  Insistere con il  7-7-1, sconosciuto a  Coverciano e mai applicato né da Massimiliano Allegri, né da Pep Guardiola , e proporre di avallare  decisioni già decise  porta  alla morte dell’organismo. Morte per consunzione. Per disaffezione.  Una prece e che Dio l’abbia in gloria. Amen. Pessimista. No, realista. Con la speranza di sbagliare.

28 Ottobre 2017