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Martedì 24 Gennaio 2017

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The Last Guardian - recensione PS4

The Last Guardian - recensione PS4
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Lo abbiamo atteso per quasi dieci anni, un’attesa spasmodica e in molti casi ci siamo anche domandati se, alla fine, anche questo titolo faceva parte del vaporware che ha colpito molti altri titoli, con progetti che alla fine sono miseramente naufragati, nonostante le grandissime attese del pubblico. Quest’ultimo aspetto è forse il cardine che ha spinto Sony a non mollare mai del tutto il progetto, che si è più volte interrotto e ha ripreso i lavori e che da PS3 ha navigato per tutta quella generazione, approdando quasi al termine della “actual gen”, con un risultato finale che non premia sicuramente coloro che si aspettavano l’ultima frontiera dei motori grafici… ma forse no, nessuno si aspettava questo e i fan sono stati accontentati tutti.

LA “TRICOTANZA”
Se da un punto di vista prettamente tecnico il motore grafico sembra essere lo stesso di ICO e Shadow of the Colossus, capolavori che ci riportano addirittura all’era PS2, non di meno lo sono la capacità di farci sognare in questi mondi effettivamente onirici e distopici, tranquilli ma tremendi, in cui sembra che i sentimenti siano stati imbrigliati ed incarnati negli esseri che popolano questi territori o nelle costruzioni che si ergono per altezze infinite e profondità abissali a testimonianza del loro passaggio. L’introduzione serve per presentarci Trico, una curiosa commistione di vari generi di animali, che ad un certo punto arriveremo a non notare nemmeno più, considerandolo solo come se fosse una razza di animale, come tutti gli altri. Eppure non è solo la sua dimensione gargantuesca, rispetto a quella del bambino che controlleremo direttamente, a farci paura, ma anche il fatto che ci viene detto fin da subito che la razza del nostro nuovo amico usa spesso divorare gli esseri umani. Come nel caso del GGG però, Trico non sembra voler palesare la propria natura, inizialmente intrappolato da pesanti catene e ferito da alcune lance, troverà un amico fedele in noi, ovvero nella controparte di colui che è stato in grado di liberarlo e prendersi cura del suo stato. Dalla fuga inizia la nostra avventura vera e propria, fatta di salti in cui dovremo restare aggrappati alle piume del nostro amico, di trovate più o meno logiche e più o meno semplici che ci vedono muoverci in un mondo alieno e terribilmente pericoloso. In alcune occasioni poi dovremo anche trovare elementi che ci aiutano a sfruttare il corpo di Trico a nostro vantaggio, controllandolo con l’ausilio di alcuni elementi che ci permettono di farlo. L’amicizia e l’amore che si viene ad instaurare con il nostro pet è sempre però sul filo di lana, anche perché non di rado saremo chiamati ad incappare in puzzle che muteranno la natura di Trico, rendendolo pericoloso non solo per gli avversari ma anche per noi.

Il fatto che sia 30 fps non è mai un enorme problema, anche perché sono sempre stabili, il problema nasce a volte dai controlli che hanno un input lag che si fa sentire piuttosto vistosamente, oltre ad avere una gestione della telecamera non proprio bilanciatissima e spesso faremo fatica ad orientarci nel modo ottimale. Nonostante il costo sia forse un po’ troppo elevato, a prezzo pieno, e che non offre una grandissima rigiocabilità, per il proprio genere di appartenenza ha comunque una durata generale più che generosa, e che chiude in qualche modo la trilogia, a livello spirituale, che abbiamo iniziato e amato proprio con ICO e Shadow of the Colossus.

CONSIDERAZIONI FINALI
Cuore e ragione sono in conflitto da sempre; dove la ragione evidenzia lacune e mancanze più che palesi, con un comparto tecnico che avrebbe sfigurato anche sulla precedente generazione di console Sony, il cuore ci dice che The Last Guardian è un capolavoro senza tempo. L’affetto, l’amicizia e l’amore che lega i due protagonisti, alla fine, trascina il giocatore nello stesso turbine emotivo, così difficile da raggiungere oggi con le moltissime produzioni e brand attualmente in commercio. A questo aggiungiamo che a livello di puzzle, quasi sempre, si deve usare la materia grigia per analizzare le situazioni e venirne fuori indenni, considerando che il comportamente di Trico appare spesso come casuale, come se in realtà fosse realmente un cucciolo troppo cresciuto, che si è legato a noi da un filo invisibile e che non ci lascerebbe mai in una situazione di pericolo, senza intervenire prontamente in nostro soccorso.

01 Gennaio 2017

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