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Venerdì 27 Aprile 2018

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Assassin's Creed Origins - recensione PS4 Pro

Assassin's Creed Origins - recensione PS4 Pro
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Il team responsabile di Assassin's Creed IV: Black Flag si è subito messo d’impegno, al termine del lavoro su quel capitolo, per portare alla luce un brand che è fondamentale per la casa di Ubisoft, ovvero la terza macro-rivoluzione della saga.

Assassin's Creed Origins non è in nessun modo un remake, ma in qualche modo lo si può vedere in tre modi diversi: un abile re-start per tutti i nuovi utenti, nello stesso modo una perfetta continuazione per tutti i fan che seguono le gesta degli “assassini” (e parallelamente anche quelle dei templari) e addirittura un sistema che prevede che coloro che si erano avvicinati alla saga inizialmente, per poi averla abbandonata, possano legare gli eventi e sentirsi comunque parte dell’universo, senza dover fare alcuna iperbole di comprensione. C’è tantissimo del seguito ideale di AC2, insieme a ciò che è stato stillato, goccia a goccia, negli altri titoli della serie per poi arrivare in una sorta di capitolo 0 della serie che porta quindi molto contenuto e anche molte delle risposte che sono state poste e sparse ovunque.

Vi ho parlato appunto della “terza rivoluzione” perché dopo la prima lunga saga old gen la seconda generazione ha visto un netto salto tecnico-tecnologico con il nuovo motore di Unity che ha dato uno slancio alla serie con nuove prospettive di esplorazione, IA e gestione degli ambienti. A causa di un complesso lavoro che ha visto i team in difficoltà su Unity e su Syndicate, nonostante le vendite non abbiano avuto flessioni al ribasso, Ubisoft ha comunque scelto la strada della professionalità, anche considerando che ormai da anni Assassin’s Creed sia molto più che uno dei tanti brand per loro, ma una branca in grado volendo di mantenere da sola la compagnia, un successo commerciale e di amore dei fan incommensurabile nonostante i tanti anni trascorsi dall’uscita della prima apparizione dell’episodio di Altair e quindi di saltare un anno per dare maggiore stabilità ai vari lavori in corso permettendo a tutti di migliorare la qualità finale.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Un’immagine leak aveva preannunciato una qualità visiva sorprendente e già dallo scorso E3 si era subodorato il capolavoro che nei fatti si è dimostrato essere tale.

Dopo che tanti titoli hanno depredato una parte delle idee di AC, ora è il turno di Origins di accalappiarsi qualche elemento dagli altri. Il più vicino a quest’ultimo è la serie di Warner Bros L’ombra di Mordor/della Guerra, la quale ha preso e restituito molte idee, ma ora molte delle quest secondarie di uccisione dei campi e dei fortini, richiamano i concept sfruttati nel titolo tolkeniano, oltre a condividere il medesimo sistema di stealth e varie tipologie di uccisioni silenziosa. I combattimenti ora sono molto più da action rpg e togliendo la magia ci può facilmente ricordare quanto si sia visto nell’ultimo episodio di The Witcher - compreso il caratteristico fischio per richiamare il cavallo, anche se non è stato l’unico brand a sfruttarlo -.

Nel corso dell’avventura dovremo interpretare il medjay di nome Bayek, il quale fa partire la storia direttamente dal suo bisogno di vendetta e il ritorno tra la sua gente. C’è pochissima storia all’inizio, ma è un espediente sagace per costringere l’osservatore ad essere incuriosito e voler continuamente saperne di più ad ogni pié sospinto. Tutto parla di lui, ogni volta che compirete una missione scoprirete un tassello della travagliata vicenda che lo vede coinvolto, soprattutto per la triste dipartita del figlio, il suo senso di colpa e non solo. Essendo un esploratore del deserto e anche un po’ una guardia, Bayek ha sicuramente l’addestramento in grado di superare i pericoli dovuti sia dai nemici e sia dai pericolosissimi animali che popolano le aree in cui si muove. Grazie ai materiali reperibili sarà poi possibile potenziare le abilità del nostro personaggio, che si muove in un open world davvero vasto. I combattimenti sono stati rivisti e prevedono di indicare la vita e il livello dei nostri avversari, potendoli agganciare prima di una lotta e sfruttando gli attacchi leggeri, pesanti, perry ecc. Tutto questo è ben concepito, ma non scende mai troppo in profondità, per quanto dia una piacevole sensazione di essere davanti ad una netta rivoluzione rispetto ai capitolo precedenti, con i nemici che si mettevano in fila ed aspettavano il loro turno di prendere o dare mazzate.

L’ho giocato su PlayStation 4 Pro e il risultato è impressionante. Le ombre sono dinamiche e di ottima qualità, senza contare che la luce della torcia si riflette sulle strutture di contorno e questi elementi, da soli, richiedono una capacità di calcolo notevole. Il sole filtra attraverso i rami, le case e le impressionanti costruzioni egizie, ma anche i colori sembrano rubati a quei luoghi luminosi, in cui la luce restituisce la medesima sensazione che si prova davanti allo schermo, dando allo spettatore la sensazione di essere proprio lì. Le texture hanno vari livelli di profondità e non avvertirete mai la sensazione di vedere qualcosa di incollato in modo posticcio, soprattutto quando vi fermerete ad ammirare gli splendidi dipinti e decorazioni dell’arte egizia. Tutto questo ha portato ad un gioco sicuramente fluido e assolutamente piacevole, ma prima che arrivino le prime patch sappiate che potreste incorrere in qualche sporadico calo di frame rate, soprattutto nei combattimenti e in alcune zone, ma non nulla che possa impensierirvi e che sarà sicuramente “curato” in seguito.

CONSIDERAZIONI FINALI
Assassin’s Creed Origins ascolta i detrattori della serie ed imbastisce una serie di migliorie che lo portano a rubare le idee di altri titoli - che a loro volta avevano fatto con quest’ultimo - per intessere un approccio rinnovato che darà non solo un grande slancio a questo episodio, ma soprattuto segna il passo di quelli successivi. L’inedito motore grafico, presentato con Unity, è stato tirato a lucido, anche se mostra ancora delle pecche di “pesantezza”, portando qualche piccola incertezza nel frame rate, ma nel complesso si comporta in modo egregio. Avrete tantissimo da fare, da vedere e da giocare. Non preoccupatevi se siete arrivati ora sulla serie, anzi forse questo è il momento migliore, perché scoprirete il punto di partenza della setta degli “Assassini” e nello stesso tempo è il miglior seguito del secondo capitolo, quello più amato da tutti (insieme al quarto) quindi in sostanza non avete scuse per non andare a comprarlo subito.

PROS
- sistema di combattimento rinnovato e più profondo
- bellezza visiva che si unisce ad un’ottima narrativa
- sapientissimo reboot della serie post AC2
- ottime quest a latere ed intelligenti attività sandbox

CONS
- qualche calo di frame rate (sperando che venga corretto con patch a posteriori)
- talvolta a cavallo ci si incastra nelle strutture
- il livello di difficoltà è ancora basso

Voto: 9

31 Ottobre 2017