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Martedì 22 Agosto 2017

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9 gennaio

Lettere al Direttore

IL CASO

Il Torrione di via Ghinaglia è abbandonato si deve intervenire

Caro direttore,
in questi giorni di estremo freddo alcuni mattoni si sono staccati dai resti del castello di Santa Croce di Cremona, ovvero dal Torrione di via Ghinaglia. La situazione attuale del rudere è triste e grave; abbandonato a se stesso, giace in mezzo alle autovetture della zona, parcheggiate davanti ad esso, nascondendolo alla vista e affiancato da un giardinetto poco curato. Cosa ben più grave giace nella più totale dimenticanza dei cittadini. Rammento che fu l'allora vicesindaco Coppetti negli anni '60 a salvarlo. Anni del boom in tutti i sensi, quando pezzi di mura si facevano brillare di notte per superare gli ostacoli fisici alla costruzione di qualche magazzino.
In questi mesi presso la mostra Janello Torriani abbiamo finalmente la ricostruzione virtuale del castello. Da quel video possiamo capire che il castello di Cremona non solo era una fortezza inespugnabile ma era anche il palazzo ducale di Cremona. Certo a posteriori se avessimo il castello per la città sarebbe fantastico, per la cultura e il turismo. Purtroppo a Cremona le cose non sono andate cosi, è sopravvissuto solo un lacerto di quella magnifica fortezza. Non meriterebbe più considerazione?
Angelo Garioni
(Cremona)

In questi mesi, grazie alla pubblicazione del volume di Gianantonio Pisati e Monica Visioli sul ‘Castello di Santa Croce’ (un’edizione straordinaria del Bollettino storico cremonese) si sta risvegliando l’interesse per ciò che resta del maniero. Mi auguro che il suo appello possa trovare seguito.

LA POLEMICA

Favorevole alla chiusura del Tribunale di Crema, ma non l’ho decisa io
Caro direttore,
chi svolge funzioni di pubblica responsabilità è soggetto a critiche. Possono essere giuste o sbagliate, vanno serenamente accettate. Comunque ampiamente compensate da stima e apprezzamenti. A volte le critiche eccedono in astio, offese e falsità. Accade in special modo sui social network. A volte succede anche con lettere al giornale. È il caso dell'avvocato Aiello, non in grado di assumere consapevolezza circa la chiusura del tribunale di Crema, della cui permanenza egli fu alfiere, ed imputando a me l'atto criminogeno. I cittadini cremaschi nulla hanno rimesso in termini di amministrazione di giustizia, come dimostra l'ottimo lavoro del tribunale di Cremona ben diretto dalla presidente Ines Marini. Chiusura da me condivisa ma decisa a larga maggioranza da due Parlamenti e promossa da diversi governi a partire dall'ultimo Berlusconi, nell'ambito di atti riguardanti tutti i tribunali minori. Chi parla di un mio ‘voto determinante’ è perciò tanto bugiardo quanto ridicolo. Dunque, potrei essere pure re Mida ma per l'interessato avvocato cremasco sarò sempre quel barbaro ignorante cremonese che ha ‘imposto’ la chiusura del tribunale di Crema. La riforma costituzionale è solo un fuorviante e vacuo pretesto. Ribadisco, non ho accettato la proposta, venutami da più parti, di presiedere la commissione Affari Costituzionali del Senato perché non condivido assolutamente la restaurazione proporzionalista da prima repubblica che si va manifestando con insistenza sulla legge elettorale, proprio come conseguenza della vittoria del no nel referendum. Un atto di consapevole coerenza, mi rendo conto incomprensibile da chi rivendica ‘credibilità’ altrove non curandosi della propria.
Sen. Luciano Pizzetti
(Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento)

Ricordo a Pizzighettone
Fulvio Pesenti, grazie per le belle parole!
Egregio direttore,
il 7 dicembre 2016, ho letto sul suo giornale un ‘appello’ indirizzato al Sindaco di Pizzighettone, Luca Moggi, in cui una persona che si firmava M.S. chiedeva una ‘targa con effige’ a ricordo di Fulvio Pesenti, usando parole come ‘fulgido esempio di vita’ e altre frasi.
Ha fatto molto piacere sia a me sia a mio figlio che a tutta la nostra famiglia sapere che Fulvio è ricordato con tanto affetto e stima.
E' certo che la persona che ha scritto conoscesse bene Fulvio e quello che ha fatto per Pizzighettone e la sua gente, impegnandosi con sensibilità, passione, generosità e determinazione. Non conoscendola non mi resta che ringraziarla attraverso il giornale, aggiungendo che molte persone condividono la sua idea. Io sono stata fortunata ad averlo avuto nella mia vita ma so che ha lasciato tracce di sé anche in molte persone che lo hanno conosciuto.
Grazie, grazie di cuore per la sensibilità dimostrata e la riconoscenza, che è oggi una dote rara.
Rosanna e Mirko
(Pizzighettone)

Quadrati di Retedonne
Uncinetto e ferri contro la violenza
Signor direttore,
qualche mese fa avete pubblicato un articolo di una associazione di Cremona che raccoglie quadrati di 50 cm di lato fatti con qualsiasi tecnica (tessuto, uncinetto maglia ecc..) Assembla delle coperte e poi le venderà per utilizzare ricavato in beneficenza. Sareste così gentili da comunicarmi le informazioni relative all'articolo?
Lida Rodiani
(Cremona)

Si tratta di una iniziativa di ReteDonne Cremona. Il nome è ‘VivaVittoria’, nata a Brescia nel 2015, quando cinque donne hanno lanciato un invito a tutta la collettività: rivestire Piazza Vittoria a Brescia con un’opera di maglia che testimoni la possibilità di un cambiamento, per diventare artefici del proprio destino attraverso il ‘fare insieme’. Obiettivo: tenere l’attenzione puntata sul tema della violenza alle donne con una installazione artistica. VivaVittoria è un’opera d’arte relazionale. Il progetto prevede l’esecuzione di almeno 5.000 quadrati di maglia (lana, cotone o altri filati) lavorati ai ferri o all’uncinetto e l’installazione verrà allestita dal 12 al 14 febbraio in Piazza del Comune a Cremona. L’intero ricavato sarà devoluto alla ristrutturazione di un appartamento protetto utilizzato dalla rete dei centri antiviolenza, affinché le donne ospiti possano avviare un percorso di autonomia.


Con l’Africa nel cuore
Ho compiuto 80 anni. E riparto da qui
Gentile direttore,
il 4 gennaio ho compiuto ottanta anni. Non mi sembra vero l’aver raggiunto una così importante età!
Papa Francesco mi ha preceduto di pochi giorni, avendoli compiuti il 17 dicembre dichiarando che «questa è l'età della saggezza e che da qui deve ricominciare una vita gioiosa e religiosa».
Avevo deciso da tempo di festeggiare questo importante compleanno, in modo inusuale, ma perfettamente in linea con i concetti espressi dal Santo Padre.
Infatti ho invitato presso la Scuola secondaria di Mambrui, avvalendomi delle grandi capacità organizzative della Preside prof. Halima, le 800 donne più povere di Mambrui, ovviamente a spese mie. È stata una giornata i veramente gioiosa, in cui queste donne sfortunate hanno dimenticato per alcune ore la loro tragica realtà. Ho voluto solo le donne perché sulle loro spalle grava ogni fatica. Ernest Hemingway descrisse ‘l'Africa come continente senza odore, dove la donna vive nel dolore e l'uomo non ha onore’. Credo che non possa esistere una sintesi più cruda ma vera. (...)
Licio D'Avossa
(Mambrui - Kenya)

Il gelo uccide ancora
Morte otto persone valevano meno di ‘0’!
Signor direttore,
ma prendere una ex caserma dismessa, rimettere i materassi sulle brande (magari già esistenti), tenere il termo a 5/8 gradi e offrire ricovero per l'inverno ai senza tetto non parrebbe cosa buona e giusta? Bollettino, l’ultimo, mentre quelli che verranno ancora non si conoscono, ma già si ipotizzano. Un pensionato malato di Alzheimer e due senzatetto sono le ultime tre vittime del freddo, che negli ultimi tre giorni ha causato otto morti. Un uomo di 81 anni trovato morto di freddo, girovagava, probabilmente aveva perso l’orientamento. Era malato di Alzheimer. Due polacchi senzatetto trovati morti per ipotermia. Altri cinque nostri connazionali in altrettante città che vivevano all’aperto morti ignobilmente per il freddo. Bambini che non reggono alla furia del gelido inverno nelle baraccopoli, o sotto gli androni delle stazioni ferroviarie. Essere umani che contano meno di ‘zero’, che vergogna! Dai, non è accettabile tutto questo. Sarà mica che la morte di freddo dei senzatetto sia una delle cose che ci chiede l'Europa? Colpa? Raffreddamento globale: ma va là! Il cuore dell'umanità si sta raffreddando. La favola della piccola fiammiferaia è dannatamente reale ai nostri giorni. (...) Ma che futuro può vantare un mondo che non s’accorge del prossimo, che solo si indigna?
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Fatture in ritardo
Il cliente di Linea Più non è un suddito
Egregio direttore,
scrivo in merito alla lettera pubblicata il 29 dicembre 2016 di Michele Casana, riguardante l'addebito fatture di Linea Più-Gruppo LGH senza aver ricevuto il documento per poter almeno verificarne la correttezza. Sono vicino a questo utente perché anche a me è capitato di vedermi addebitare con rid l'importo fattura Linea Più Gas senza averla prima ricevuta. Solito ritornello dell'Azienda che informa che si può controllare o scaricarla dal pc se non è ancora stata consegnata dalle poste. La responsabilità è sempre data alle Poste che però, se non ricevono in tempo utile la fattura dalla Società che la stampa, (Linea Più potrebbe confermare se la stampa fatture viene esternalizzata?) cosa può fare? Certo, anche loro hanno grossi problemi per la consegna corrispondenza a giorni alterni, giacenze inevase, ecc, però è troppo semplice far scaricare su altri la colpa. In merito poi alla visione o stampa fattura tramite pc, Linea Più è certa che tutti i suoi clienti abbiano il supporto informatico per poter procedere come loro indicano? (...) È ovvio che gli utenti si lamentino, perdano tempo agli sportelli di Cremona, si incavolino, e scrivano al giornale! Il cliente non deve essere considerato sempre un suddito.
Libero Zerbini
(Olmeneta)

Una distorsione politica
In Italia solo il centro legittimato al governo
Egregio direttore,
ogni volta che leggo assurdità simili a quelle del 7 ottobre 2016 a firma Sergio Noci: «Il fascismo non fu un’opinione ma un’ideologia criminale», mi sento spronato ad insistere sull’argomento, ormai, seriamente dibattuto dagli storici in prevalenza stranieri. Il sistema politico è tripolare soltanto in Italia ove si usano impropriamente i termini destra e sinistra entrambe quasi delegittimate a governare mentre solamente il centro appare come un insieme di individui legittimati e legittimanti. Sarebbe opportuno ripassare la nostra storia politica a partire dal primo Ventennio dello stato italiano quando valeva la regola del bipartitismo, anche se destra e sinistra erano comunque d’ispirazione liberale, e come si arrivò al «trasformismo» ossia un centro che discrimina le estreme cercando di delegittimarle dal governo. Nonostante la soluzione del Ventennio fascista dell’unione di tutti gli italiani, nel secondo dopoguerra cambiano i soggetti della politica, ma non in termini della logica politica portata avanti dai loro epigoni. Il materialismo imperante, combattuto malamente dai cattolici, fu avversato dal Movimento sociale italiano (Msi), che cercò di ricreare una destra portatrice di un progetto di «Terza via», alternativa sia al socialismo che al capitalismo. Questa identità non poteva altro che essere attinta al fascismo i cui valori si erano allineati a quelli dei messaggi sociali di encicliche come la Rerum Novarum, ed altre a partire dalla Qui pluribus di Pio IX nel 1846, come fu riscontrato, nel 1931, da Pio XI con la Quadrigesimo anno. Ciò spiega l’accanimento dei liberali e dei socialcomunisti sostenuti dagli eterni nemici della Chiesa, contro il fascismo.
Claudio Fedeli
(Cremona)