il network

Giovedì 30 Marzo 2017

Altre notizie da questa sezione

Blog


15 febbraio

Lettere al Direttore

IL CASO
Non capisco perché la shoah è diventata intoccabile?
Egregio direttore,
ringraziandola per l’avvenuta pubblicazione, gradirei sapere la motivazione dell’omessa frase: ‘diventata oggetto intoccabile’ riferita alla Shoah. Il taglio leggero, effettuato senza neanche i puntini, non è altro che la conferma dell’intoccabilità di questo argomento, di cui anche la sola messa in discussione è un delitto di leso dogma. Di qualsiasi altra religione si può dire di tutto, qualche esempio: nel 2015 dopo la tragedia di Charlie Hedbo il quotidiano nazionale Libero poteva titolare in tutta tranquillità ‘Bastardi islamici’, del Cristianesimo chiunque può esprimere le proprie ‘perplessità’ sull’operato di gente che ispirata dalla Bibbia ha compiuto nei secoli guerre e stragi per imporre leggi liberticide, per dissuadere i testimoni di Geova dal suonare il campanello si trovano adesivi affissi all’entrata di alcune abitazioni, pensi se tutto questo fosse riferito ad altri.
Tino Bussatori Mascitelli
(Cremona)

Questa sua replica mi ha lasciato molto perplesso. La Shoah, lo sterminio programmato a tavolino di milioni di persone innocenti, non è una religione alla quale si può aderire e professare oppure no, è un fatto storico. Orrendo e inconfutabile. Partendo da questo assunto — a mio avviso irrinunciabile — la sua osservazione non ha ragione di esistere.

LA POLEMICA
Sacchi di rifiuti in fondo al fosso del santuario
Signor direttore,
sacchetti di spazzatura sul fondo di un fosso poco distante dal Santuario del Marzale. Quelli che lo hanno fatto devono essersi fermati, sono scesi dall’auto, hanno scaricato i sacchi e li hanno gettati...

A questo punto cosa ci voleva per lasciarli semplicemente sulla riva? Solo un poco di cervello... gente che chiaramente non risulta residente e che quindi non paga per la raccolta differenziata.
Gianfranco Pandini
(Trescore Cremasco)

C’è il parlamento
Il Csm si tenga fuori dalla politica
Signor direttore,
se, come spesso accade, il Consiglio Superiore della Magistratura ritiene di potersi sostituire al Governo in materia che lo riguardi (riforma della giustizia in questo caso) quasi ad identificarsi in un terzo organo camerale, vi è da chiedersi cosa si attenda a varare una legge che permetta l’accesso alla carriera giudiziaria, almeno, attraverso pubbliche elezioni.
Massimo Rizzi
(Cremona)

Vie Giuseppina e Sebenico
Quell’incrocio è troppo pericoloso
Caro direttore,
l’incrocio tra la Giuseppina e via Sebenico è teatro di frequenti incidenti stradali e la sua pericolosità interessa innanzitutto i cittadini di Bonemerse dato che quell’incrocio è una delle porte principali del nostro Comune: per questi motivi abbiamo inviato interrogazioni e pareri all’Amministrazione comunale di Bonemerse.
A distanza di mesi nulla è stato fatto per migliorare la sicurezza dell’incrocio, anzi sono iniziati imponenti lavori del limitrofo Consorzio Agrario che sta ingrandendo le sue strutture e ha, da poco, costruito una nuovo passaggio per automezzi su via Sebenico vicino all’incrocio: se sarà confermata l’intenzione del Consorzio di concentrare, in quella sede, una parte importante delle proprie attività, è ovvio che ci sarà l’aumento del passaggio di mezzi pesanti e la sicurezza non potrà che peggiorare, inoltre è stato già spostato il corso di un fosso portandolo a pochi metri da via Sebenico. E’ vero che l’incrocio tra questa via e la SP 87 si trova nei territori di Cremona e Malagnino, che la Giuseppina è della Provincia e che il Consorzio è nel territorio di Malagnino, ma il sindaco Bini, nelle risposte alle interrogazioni, ha scritto di riunioni in seguito ai nostri interventi, di tavolo a quattro tra gli enti coinvolti (Bonemerse, Malagnino, Cremona e Provincia) per affrontare le criticità dell’incrocio e le soluzioni proposte da noi (una rotonda o una terza corsia), perciò, a questo punto, vorremmo sapere se in quelle riunioni si sia mai parlato degli imminenti progetti del Consorzio e del relativo probabile peggioramento della sicurezza. Sottolineiamo che Malagnino è il comune in unione con il nostro e dovremmo condividere la pianificazione territoriale. (...)
Luca Ferrarini e Angelo Garioni
(consiglieri comunali a Bonemerse)

A favore dei terremotati
Raccolta delle frasi di San Valentino
Signor direttore,
ho visto l’iniziativa promossa dal suo giornale per festeggiare San Valentino con la pubblicazione di frasi d’amore e di speranza. Perché non farne una raccolta delle più profonde e allegarla alla vendita del suo quotidiano arrotondando il prezzo a 1.50 euro, o solo la raccolta a 0.50 e devolvere l’intero ricavato alle persone ferite nell’anima dal terremoto.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Bar centrale a Viadana
Un pezzo importante della nostra storia
Signor direttore,
lunedi 13 febbraio 2017 ha chiuso un pezzo importante di storia viadanese, il Bar Centrale. Il Bar Centrale, come molti dei caffè storici, non era solo un Bar per bere il caffè o un papavero’ (nonno povero dello spritz), ma era un punto di incontro senza bisogno di darsi un appuntamento, la casa dei clienti, il riferimento dei passanti, la sala comune per guardare lo sport alla televisione o per le trasmissioni più seguite, luogo di lettura dei quotidiani e di lunghe partite alle carte e, non ultimo, circolo per accese discussioni sportive e politiche. Il Bar Centrale era per tutti: giovani e vecchi, poveri e abbienti, studenti e operai, impiegati e professori, uomini e donne, bambini e ragazzi.
Oggi si direbbe un centro di aggregazione sociale, allora lo si chiamava caffè o bar e si sapeva che c'era, che se andavi trovavi sempre qualcuno, e nelle ore più tranquille potevi sempre contare sul gestore, su Belin, su Fernando, su Vittorio, per una chiacchierata o per uno sfogo.
ll Bar Centrale può raccontare una storia: quella di un bar che, per una serie di ragioni, è stato fra gli anni cinquanta e novanta, catalizzatore di intelligenze, di forti amicizie, di incontri e riflessioni e che nel corso del tempo, pur nel radicale trasformarsi dello scenario sociale e culturale del paese, non ha mai dimenticato il suo passato.
Motivo per il quale sarebbe bello lavorare ad una pubblicazione che potrebbe raccogliere in un percorso le storie e le immagini di quelli che hanno frequentato il locale e la piazza di Viadana e magari fare il punto, andando oltre l’amarcord, su un luogo che si inserisce nella storia novecentesca di Viadana e del ‘caffè’ come centro di gestazione di idee, affetti e semplicemente di vita intensamente vissuta.
Aperto nel 1955 dalla famiglia Freddi, passò poi a Fernando e Anna Mori nel 1969, nel 1976 a Vittorio Zarotti e ad altri soci. Vittorio lo accudirà per ben 40 anni arrivando alla sua chiusura di oggi. Chiusura prevista ma non per questo meno triste per i viadanesi e per i clienti che lo hanno amato.
Grazie a Vittorio per averlo conservato e accudito per tutto questo tempo! Un grazie per aver inventato e mantenuto nel tempo l’aperitivo il Centrale, le tartine (in tempi ben lontani dall’appy hour), il carrè farcito ( dal 1974), ci mancheranno!
Mara Mori
(Viadana - a nome di tutti gli amici del bar Centrale)

Migranti e accoglienza
La solenne ipocrisia della politica vaticana
Egregio direttore,
desidero ringraziare il signor Sergio Noci (9/2/2017), per aver brillantemente evidenziato la solenne ipocrisia della politica del Pontefice in materia di accoglienza. Politica, appunto, perché poco o nulla quello che dice centra con quella dottrina su cui si arroga il potere dell’infallibilità, salvo forse nel richiamo al principio generale, e molto invece si palesa come atteggiamento personale e ideologico volto ad influenzare le scelte degli Stati sovrani. Non fu un caso, infatti, che l’operazione ‘Mare Nostrum’ fu avviata poco dopo le esternazioni papali per il naufragio di Lampedusa.
Troppo comodo, inoltre, predicare accoglienza e ponti tra i popoli, per poi trincerarsi dentro le proprie mura vaticane, e scaricare tutti gli oneri dell’accoglienza sul popolo italiano, il che si traduce in perdite di risorse che sostengono il lavoro, la riduzione delle tasse, il mantenimento di pensioni decorose..., rispetto a cui lo scorrazzare per la città di giovanotti mantenuti, in piena forma, per lo più finti rifugiati e nullafacenti, suona come beffa amara. Se poi aggiungiamo le brame sanzionatorie dell’Europa per lo sforamento del debito pubblico di cui la voce ‘spese per l’accoglienza’ è enorme, non solo vien da ricredersi sulla bontà della cd Europa e sui suoi veri scopi più o meno reconditi, ma anche trova ulteriore conferma la convinzione della totale scelleratezza della politica dell’accoglienza indiscriminata da lui predicata.
Stefano Araldi
(Cremona)

Ma quale servizio pubblico
Sanremo ha aperto i Tg Rai per giorni
Signor direttore,
il 12 febbraio, guardando la televisione di stato (telegiornale di Rai2, ma anche di Rai1) ho assistito alla ennesima vergognosa auto-proclamazione: un quarto d’ora dedicato al festival di San Remo in apertura del telegiornale. Ma io mi chiedo: con tutti i problemi che ci sono nel mondo, vedi i missili balistici lanciati da uno stato totalitarista comunista o, più semplicemente, la disoccupazione giovanile nel nostro paese o l’invasione di extra comunitari che quotidianamente minacciano il nostro territorio e le nostre coste, era necessario aprire il telegiornale in questo modo? Una volta queste notizie erano relegate in fondo: sport e spettacolo. Eh, si vede che i tempi sono cambiati! E noi siamo costretti a pagare il canone? A, dimenticavo, da quest’anno sono 9 (nove) euro al mese per 12 (dodici) mesi. Vale a dire 108 (centootto) euro annuali. Altro che riduzione del canone.
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Vivere pensando agli altri
Invecchiare spaventa
Sono contento di farlo
Caro direttore,
invecchiare spaventa tutti perché fa pensare alla morte, ma invecchiare è l’unico modo per avere una vita lunga. Qualche tempo fa un mio amico, Michele D’Elia, mi disse «Io vorrei avere la stessa fortuna di mio padre». Non ricordo il nome ma un poeta scrisse: «Vorrei la mia vita una fotocopia di quella di mio padre».
Io quando penso alla vita dei miei genitori, papà Pietro e mamma Maria Rosa, una vita piena di sacrifici e di privazioni, rifletto e vedo le cose con distacco e riesco a cogliere le piccole cose positive di ogni giorno che sono brevi però le ho tutti i giorni, e questo non è poco! Apprezzo e stimo moltissimo chi fa volontariato, Nelson Mandela una volta disse: «Ciò che conta nella vita non è il semplice fatto di aver vissuto. È la differenza che abbiamo fatto nella vita degli altri». Comunque io sono contento di invecchiare, lo sono sempre stato e spero nel mio piccolo di avere la forza di aiutare anche il prossimo se mi è possibile.
Vincenzo Gatto
(Milano)

I no fanno crescere
Stop a telefonini e tablet a scuola
Signor direttore,
leggo spesso della necessità di vietare, fra le altre cose, l’uso dei tablet e dei telefonini a scuola. A qualcuno potrebbe sembrare semplice dire: no! Forse non sa che questo è, fin dal tempo di Dante, il Paese dove il: Si!... Suona!
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000