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Domenica 22 Ottobre 2017

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17 settembre

Lettere al Direttore

Ne parlo con...

ALLA FIERA DI NANNING
MADE IN CREMA IN CINA
SENZA LIUTAI DI CREMA

Egregio direttore,
apprendiamo dalle pagine del suo quotidiano della missione di gemellaggio che Crema sta attuando nella città cinese di Nanning allo scopo di promuovere le eccellenze cremasche nella produzione di beni ma pure nel campo dello scambio turistico e culturale. Leggiamo che sono presenti pure una viola e un violino ‘made in Crema’. Non essendo stati coinvolti i liutai cremaschi iscritti alla Cciaa e neppure uno storico operatore commerciale presente in città, ci siamo chiesti chi potessero essere gli autori degli strumenti presentati. Veniamo così a sapere che si tratta di un violino ed una viola costruiti sotto la guida di liutai cremonesi da due studenti stranieri (Honda ed Altmann) nel 1996 e nel 1997. Come dire che di altro torrazzo hanno goduto la vista. Come artigiani professionisti che da anni (alcuni decine di anni) operano sulle rive del Serio, ci sentiamo quantomeno delusi dalla scelta operata ritenendoci in grado di rappresentare in modo degno la liuteria realmente ‘made in Crema’. Del resto l'Istituto Musicale Folcioni possiede due strumenti realizzati dalla storica famiglia di liutai cremaschi Rovescalli nella prima metà del ’900 che forse avrebbero dato il giusto rilievo alla realtà liutaria della nostra città.
Vittorio Formaggia, Roberto Collini, Luca Pasquetto, Danilo Fiorentini, Luigi Gallini
(liutai di Crema)

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Le foto dei lettori

RIASFALTATURE IN CITTÀ, C’È DI CHE VERGOGNARSI

Gentile direttore,
le scrivo questa lettera poiché ho capito che questa rubrica non la legge, solo, qualche demagogo: in aprile qui mi fu pubblicata una lamentela relativa alle strade di Cremona, di tipo pavè o sassi: non capivo perché in corso Vittorio Emanuele in zona Ponchielli si fosse rovinata la strada, emulando le peggiori strade di Cremona che sono considerate storiche: forse, per quel vizio italiano di inginocchiarsi sui ceci, farsi flagellare ed infine camminare con un crocefisso sulla schiena? Ora, settembre 2017, 5 mesi dopo: noto che in zona Galleria XXV Aprile & via Massarotti si è iniziato a riasfaltare... anche il marciapiede di via Massarotti che percorro ogni mattina. Ciò che ora io vorrei evidenziare è che è inutile illudersi che viviamo nella modernità, perché nelle strade circolano autoveicoli di lusso, quando chiunque di noi mentre cammina per le strade di Cremona si deve vergognare di cosa vede davanti ai propri occhi. (...)
Davide Ziliani
(Cremona)

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Sciocchezze di un avvocato
Neppure in Africa
c’è diritto di stupro
Egregio direttore,
(...) «Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia su una spiaggia non possa violentare una persona». Così l’avvocato del Comitato pari opportunità della Corte d’Appello di Salerno, tale Carmen Di Genio. Avvocato mi scusi, ma Lei manca di rispetto a due gruppi etnici: gli immigrati, perché secondo tale impensabile dichiarazione sembra che a casa loro stuprino tranquillamente in particolar modo sulle loro spiagge, e secondo, a tutti gli italiani, perché non comprendono che loro, da poveri ignoranti, tutte queste belle robine non le sanno. (...) Mi auguro che lei non abbia figlie o figli che potrebbero essere vittime di tali manifestazioni di pura bestialità, che nulla ha che fare con l’ignoranza e/o con la conoscenza delle nostre leggi.
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

Comunità socialista
Referendum regionale
inutile e dispendioso
Signor direttore,
premesso che il prossimo 22 ottobre si terranno due referendum identici in Lombardia e Veneto, entrambe le iniziative hanno degli obiettivi meramente politici, funzionali elettoralmente ai Governatori in carica, ma del tutto inadeguati, all’ottenimento di una maggiore autonomia regionale. L’articolo 116 della Costituzione, vigente dopo la riforma del 2001, a cui i promotori fanno riferimento, non prevede infatti, alcun referendum locale, anzi sottolinea espressamente che eventuali nuove attribuzioni alle Regioni possono essere affidate solo previa decisione favorevole da parte Parlamento nazionale. Il quesito della consultazione, non specifica né le forme né le condizioni particolari dell’autonomia richiesta; in sostanza ai cittadini viene sollecitato di sostenere l’incremento della gestione regionale delle attività, senza chiarire quali dovrebbero essere. Diversi sindaci PD della Lombardia hanno già annunciato che voteranno compattamente «sì» al referendum, proprio come gli amministratori della Lega, delle forze del centro destra e del Movimento 5 stelle.
Tutto ciò premesso, la Comunità Socialista cremasco – cremonese, esprime le proprie perplessità sulla operazione in corso, fortemente strumentalizzata e povera di contenuti, ritiene profondamente sbagliato accentuare un neocentralismo statale progressivamente volto a trasformare le Regioni da organi di legislazione, programmazione e indirizzo, come originariamente pensati, ad Enti sempre più gestori dei servizi territoriali, segnala, con disappunto, nella proposta referendaria, la mancanza di ogni razionale e generale idea di federalismo, per anni motivo di tante ed articolate discussioni, sostiene la necessità di rimettere al centro degli assetti locali locali, l’Ente Provincia, ovvero nuove aree vaste, aggregazione di Comuni, certamente più rispondenti e vicine ai bisogni dei cittadini, considera urgente una vera e propria inversione di rotta, che prioritariamente riduca il numero ed il ruolo delle Regioni, anziché quello delle comunità locali, invita i cittadini a manifestare un motivato e marcato distacco dalle posizioni assunte dai Partiti promotori e aderenti ad una iniziativa, smaccatamente propagandistica e di palese tatticismo perché tutti possano dichiararsi dei vincitori, sceglie, per le considerazioni sopra esposte, di non partecipare alla votazione referendaria, peraltro assai dispensiosa e solamente di valore consultivo, in quanto del tutto inappropriata a produrre dei risultati efficaci nello scardinato assetto delle Autonomie Locali, conseguente alla situazione comatosa in chi si trovano oggi le Province. (...).
La Comunità Socialista cremasco–cremonese

Urgono provvedimenti
La crisi della Artoni
è anche dell’indotto
Egregio direttore,
quale presidente regionale della Fai, poiché in Lombardia c’erano numerosi punti di logistica dell’Artoni, vorrei fare il punto della situazione che si è creata. A quasi un anno dall’avvio formale della crisi del Gruppo Artoni e dopo un percorso complesso, il 7 settembre è stato finalmente firmato l’atto che assicura la cassa integrazione per i 116 ex-dipendenti di Artoni Trasporti che hanno deciso di non licenziarsi. Durante l’incontro, l'amministratore straordinario nominato dal Tribunale il 28 luglio, ha comunicato che non ritiene possibile proseguire l’attività dell’Artoni Trasporti e che quindi avvierà la vendita degli asset, che consistono in alcuni impianti e per i quali ha già ricevuto manifestazioni d'interesse da parte di società della logistica. Nell’accordo firmato, i sindacati hanno ottenuto che il personale dipendente dei vari siti di Artoni Trasporti sia in qualche modo collegato alla cessione dell’impianto, così da mantenere il lavoro anche sotto il nuovo proprietario e che vengano pagati gli stipendi di luglio, per i quali finora i lavoratori hanno ricevuto un acconto. Per agosto, invece, le retribuzioni sono assicurate dalla cassa integrazione, che se possibile sarà a rotazione. La Fai è contenta che i dipendenti con gli ammortizzatori sociali e con i pagamenti dell’azienda possano recuperare i loro stipendi, anche se pur tra mille difficoltà, però noi non possiamo dimenticare la grave situazione dell’indotto, ossia delle imprese che fornivano ad Artoni servizi di movimentazione nei magazzini e di autotrasporto.
Oltre al dramma dei dipendenti, una situazione analoga viene vissuta infatti da circa 2.500 addetti occupati su tutto il territorio nazionale negli appalti e nei servizi di magazzinaggio e trasporto.
Un esempio di alcuni anni fa ha riguardato la Riva in Valcamonica, dove a fronte di 400 dipendenti c’erano circa 1.000 automezzi i cui conducenti sarebbero rimasti senza stipendio.
Serve un intervento tempestivo affinché tutti gli autotrasportatori dell’indotto possano ricevere il pagamento delle fatture in sospeso da luglio 2016 e possano rientrare nei posti di lavoro perché a loro volta sono datori di lavoro e ai loro dipendenti non pensa nessuno.
Quando una fattura non viene onorata per noi è un disastro. Bisogna sempre ricordare che quando un’impresa entra in difficoltà, a pioggia scaturiscono problemi per tutto l’indotto, sia per quanto riguarda fallimenti, sia per quanto riguarda i famigerati concordati di continuità.
La Fai chiede che vengano individuati, in sede istituzionale, idonei strumenti per sostenere anche questi lavoratori per evitare un dramma sociale che investe tutto il territorio nazionale. Nella filiale di Brescia risulta siano rientrati solo 4-5 automezzi sulla trentina di padroncini che vi lavoravano in precedenza.
Antonio Petrogalli
(presidente Regionale Fai, Federazione autotrasportatori italiani)