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Venerdì 24 Novembre 2017

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20 ottobre

Lettere al Direttore (1)

IL CASO
Nuove lampade led in vecchi lampioni. Il risultato è la strada al buio
Gentile direttore,
mesi fa il Comune, tra le varie attività di sviluppo cittadino, aveva evidenziato il rifacimento della illuminazione nelle vie del quartiere Po con nuove lampade led a risparmio energetico. Qualcosa in effetti è stato fatto sul viale di Po ed alla fine di via Paolucci de Calboli con l’installazione di nuovi lampioni a led, con ottimi risultati.
Purtroppo però, da quel che ho potuto notare stamani, i tecnici, nel resto della via de Calboli, si sono limitati a sostituire le vecchie lampadine con nuove a led. Risultato, in questo momento, ovvero alle ore 22, quella parte della via de Calboli coi suoi marciapiedi, sono quasi al buio.
Noi residenti ci siamo chiesti se ne valeva la pena, visto che le vecchie lampade rossastre facevano molta più luce. Le lampade a led funzionano benissimo se sono posizionate in lampioni trasparenti, non in questi obsoleti ormai opachi da decenni. Mi auguro che qualche responsabile si prenda la briga, di sera, di controllare il risultato ottenuto. Non è colpa delle piante, visto che ieri il centro della via era illuminato ed ora è completamente buio.
Pasquale Verzellesi
(Cremona)

Mi pare che queste sue considerazioni debbano essere tenute in debito conto dall’amministrazione.

LA POLEMICA
Nel M5S vota gente non verificata, non io che sono militante
Egregio direttore,
il Movimento 5 Stelle Cremonese nelle ultime settimane inopinatamente ha riempito le pagine del suo giornale, narrando in chiaro fatti e misfatti. La questione si è conclusa con una scissione che ha ripetuto uno stereotipo già visto e descritto tre anni addietro.
Chi scrive è un attivista del Movimento regolarmente registrato, con identità verificata e conferma di registrazione dalla data del 21 maggio 2013 ma che in data 19 gennaio 2017, dopo divergenze riguardanti il Regolamento, ha deciso di abbandonare la sede cremonese e rimanere attivista in solitaria fede e appartenenza. Infatti in data 16 gennaio 2017, a mente del Regolamento proponevo un argomento da inserire nell’ordine del giorno.
Come risposta mi è stato detto che la mia richiesta era da considerarsi irricevibile in quanto i due regolamenti discussi e votati nelle assemblee tenute a suo tempo in via Cadore erano da dichiararsi decaduti. A queste affermazioni ribattevo che nessuna assemblea si era riunita per invalidare l’ultimo regolamento datato 25 giugno 2013, ma anche a questo mio argomentare mi veniva risposto che «quanto rimaneva delle grandi discordie intestine era da ritenersi decaduto anche perché ora esiste un Meetup al quale Benelli Dante non risulta iscritto».
Esilarante risposta. (...) Valutato il pressapochismo dimostrato dai capetti di turno, decidevo di proseguire il mio legame al Movimento in quanto iscritto e proseguire ad accedere al sistema operativo del Movimento 5 Stelle denominato ‘Rousseau’. (...). A Cremona per scelte interne, ma assolutamente discutibili, si consente a gente non verificata, di prendere decisioni importanti e confermarle con il proprio voto. Sembra il caso di soggiungere che nella sezione cremonese, dati gli accennati comportamenti incongruenti, non si potrà assistere a una definitiva cessazione delle liti e del continuo contendere. In chiusura giova ricordare che la consigliera e portavoce locale Lucia Lanfredi, pur non essendo considerato un rombo di tuono della politica, a parere di chi scrive, ha sempre svolto la propria attività con impegno manifestando passione e anche molto spesso determinazione.
A questa attivista va inoltre accordato il plauso di aver accettato il gravoso impegno di candidarsi a sindaco nelle scorse elezioni comunali, quando altri suoi critici compagni di viaggio si sono defilati.
Dante Benelli
(Drizzona)

Referendum lombardo/1.
Sovranismo regionale. Comuni sacrificati
Egregio direttore,
il referendum del 22 ottobre promosso da Lombardia e Veneto si configura sempre più come uno strumento di competizione tra le diverse anime della Lega e un’occasione persa per un dibattito serio sul rapporto tra Stato centrale e autonomie locali. Anzi prevalgono ancora una volta tentazioni di un nuovo sovranismo regionale che sacrifica i Comuni e ripropone vecchie ideologie secessioniste. Il tutto peraltro con una proposta referendaria tecnicamente e giuridicamente inefficace e inconcludente rispetto all’attuale quadro normativo. Riteniamo questa proposta referendaria sbagliata perché fondata su un’idea di federalismo competitivo tra le regioni e lontana dalle relazioni di solidarietà economica e sociale prevista dalla nostra costituzione. Per queste ragioni riteniamo incomprensibile e strumentale la scelta di Pd e M5S di pronunciarsi a favore del referendum. Sinistra Italiana non partecipa a questa farsa e invita i cittadini a non votare il 22 ottobre, per denunciare i limiti e la strumentalità di questa proposta. C’è però la necessità di utilizzare questa occasione per riaprire una riflessione e una mobilitazione sullo stato di condizione delle autonomie locali massacrate da anni di politiche centrali di austerità.
Sante Gerelli
(Sinistra Italiana, Gussola)

Referendum lombardo/2.
L’Udc dice «Sì». Saremo più forti
Signor direttore,
l’Udc della provincia di Cremona è convintamente schierata a sostegno del «Sì» nel referendum che in Regione Lombardia. L’aver scelto di interpellare i cittadini su una questione di primaria importanza per il futuro della Lombardia e, di conseguenza, per l’Italia è un atto coraggioso ed opportuno in un momento nel quale le decisioni passano sulle nostre teste senza che possiamo esprimere le nostre opinioni se non attraverso azioni di protesta e di mobilitazione dell’opinione pubblica. Il recupero di un rapporto con i cittadini passa anche attraverso questo strumento di democrazia che, pur essendo in questo caso solo consultivo, è di primaria importanza perché i cittadini lombardi possono finalmente esprimersi su questa richiesta e scelta di avere ulteriore autonomia. Il progresso di una Regione e di uno Stato passa anche attraverso l’incentivazione a far meglio e bene non solo quello che già si sta facendo bene ma affidando a queste realtà ulteriori deleghe e risorse. C’è chi sostiene che il referendum è inutile e che fa solo sprecare risorse e che basterebbe aprire una trattativa con il Governo per ottenere quello che si chiede col referendum. Però l’esperienza ci insegna che in politica non basta avere ragione ma che occorre la forza per farla valere.
Giuseppe Trespidi
(segretario provinciale Udc Cremona)

Referendum lombardo/3.
Maxi spreco per una farsa
Signor direttore
l’indizione del referendum sul federalismo differenziato è l’atto con cui si conclude la legislatura di Roberto Maroni, caratterizzata da tante inchieste giudiziarie e da pochissimi risultati. Iniziata con la solenne promessa di trattenere sul territorio almeno il 75% delle tasse pagate dai cittadini lombardi, dopo cinque anni non solo Maroni non manterrà la promessa, ma sprecherà di sicuro 50 milioni di euro. Un vero fallimento politico e amministrativo. La Lombardia avrebbe potuto, senza chiedere nessuna ulteriore autorizzazione e senza alcun costo per i cittadini: predisporre un progetto di autonomie rafforzate, indicando con precisione le materie; avviare il confronto con gli Enti locali; approvare in Consiglio Regionale un progetto di autonomia ‘rafforzata’; chiedere al Governo l’apertura di un tavolo di confronto. Eccetto un’iniziativa datata 2007, null’altro è stato fatto. Il Presidente della giunta regionale in quattro anni non ha mai chiesto al Governo di aprire la trattativa per il federalismo differenziato. Ha ignorato la disponibilità, più volte espressa dal Governo, pronto al negoziato. Ha sprecato la disponibilità dei Sindaci dei Comuni capoluogo e dei Presidenti di Provincia di affiancarlo in questa fase per dare più forza all’iniziativa della Regione. Il Presidente Maroni parla di trattenere 54 miliardi in Lombardia, una cifra che è più del doppio del bilancio dell’intera Regione e della Legge di Stabilità 2016 per l’intero Paese. Il referendum del 22 ottobre non ha però nulla a che vedere con il residuo fiscale e le tasse pagate dai lombardi, e non riguarda la sicurezza, materia di competenza esclusiva nazionale, né la possibilità di fare della Lombardia una regione a statuto speciale. Questo referendum poteva e doveva essere evitato.
Franco Bordo
(deputato della Repubblica Italiana per Articolo Uno Movimento Democratico Progressista, Crema)

Referendum lombardo/4.
Maroni vuole coprire i suoi fallimenti
Egregio direttore,
mi chiedo come mi dovrò comportare il 22 ottobre. Mi preoccupa, non poco, questa diffusa presa di posizione della gran parte dei politici che si sono espressi a favore, indipendentemente dalle decisioni dei singoli partiti che, comunque, si sono espressi per il ‘Sì’ o hanno lasciato liberi i propri elettori.
L’idea di una diversa fiscalità a vantaggio della Lombardia potrebbe avere una ricaduta favorevole sui cittadini lombardi se non fosse che questa maggiore disponibilità finanziaria possa alimentare ulteriormente quella corruzione politica che purtroppo è già molto diffusa nelle istituzioni regionali. Istituzioni regionali che non hanno saputo gestire in maniera sufficiente due settori chiave della società lombarda: Sanità ed Ambiente. La salute che, dalla metà degli anni Novanta, è in caduta libera da quando si sono voluti applicare i sistemi di mercato (privatizzazioni) in applicazione di una ideologia liberalistica in contrasto con i principi universalistici previsti dalla normativa nazionale. Per l’Ambiente non servono molte parole. E’ sotto gli occhi di tutti il gravissimo inquinamento ambientale globale (aria-acqua-terreno), per certi versi irreversibile, che investe gran parte della Lombardia con grande responsabilità della politica regionale sia per l’insufficiente vigilanza sia per la mancanza di azioni preventive e di bonifica.
Come possiamo, quindi, avere fiducia in queste istituzioni, ma soprattutto come possiamo pensare di dare a questi politici ulteriore autonomia quando per il passato remoto e recente non hanno dimostrato di meritarsela?
Francesco Falsetti
(Brescia)

Referendum lombardo/5.
Una mossa astuta per contarsi
Egregio direttore,
nella sua lettera di mercoledì 18 ottobre il consigliere regionale della Lega Nord Federico Lena rivendica l’utilità del referendum per aspirare ad una maggiore autonomia amministrativa e finanziaria di Lombardia e Veneto, con lo scopo di risparmiare fondi che a tutt’oggi non ritornano adeguatamente in queste regioni. Il fine è condivisibile ma, a pochi mesi dal voto politico, mi appare una mossa astuta non tanto per agognare ad una libertà di governo locale ma semplicemente e più prosaicamente per contarsi. I sondaggi, a seguito della grintosa gestione Salvini, sulla carta riconoscono alla Lega una percentuale di consenso forse mai avuto neanche negli anni di Bossi. Ma di ciò non vi è una prova certa e, in qualche modo, dai ‘Sì’ confermati sui tablet dei seggi di domenica prossima la dirigenza del partito potrà sempre trarre delle utili indicazioni. Qualcuno potrebbe obiettare: ma tutti questi eventuali ‘Sì’ non possono provenire esclusivamente dal fronte leghista. Certamente no, ma ipotizzando un’affluenza alle urne al di sotto del 50%, senza inficiare comunque la validità della tornata, non sarà difficile individuare approssimativamente la ‘quota Lega’. E in tutto questo la mira specifica quale sarebbe? Sedersi da quasi trionfatori al tavolo del centrodestra per condizionare gli equilibri delle alleanze in vista del voto di primavera.
Giampietro Vicini
(Rivarolo del Re)

Referendum regionale/6.
Andava fatto a livello nazionale
Signor direttore,
tutte le regioni devono essere maggiormente autonome. Perciò se un referendum andava fatto era a livello nazionale e che la richiesta riguardasse tutte le regioni, non certo solo alcune con l’intento di entrare a far parte della élite delle regioni autonome privilegiate. In questo caso il metodo è sostanza. Purtroppo non la imbroccano, poiché prevale la grettezza. Al referendum non credo. Non ci credo perché significa perseguire il privilegio, entrare nella élite di quelli che stanno meglio, rispetto agli altri. Non ci credo perché è un’ingiustizia, come i privilegi dei parlamentari che si combattono sempre e solo a parole. E pensavo che i 5 stelle avessero le facoltà per cogliere la differenza, anziché perseguire l'ingiustizia.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)