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Venerdì 24 Novembre 2017

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22 ottobre

Lettere al Direttore (1)

IL CASO
Asse fra pubblico e privato per salvare il ricordo delle fornaci dell'ex Frazzi


Signor direttore,
ritengo molto importante il ‘grido di dolore’, al quale non essere insensibili, riguardante i pericolanti resti della fornace di porta Po. Il suo quotidiano fa bene a sostenerlo. Ormai questi resti si può dire siano gli ultimi significativi delle tante fornaci che furono attive nelle nostre terre. Le fornaci, con le cascine (e, pur con più breve vita, le filande), rappresentano la storia secolare della nostra civiltà e del lavoro dei nostri avi. Cioè un passaggio di primaria grandezza: ci viviamo tuttora in muri, edifici, monumenti frutto di ingegno, fatica, economia, cultura, arte..
. A Cremona, porta Po, ne è rimasta una delle rare riconoscibili eredità. Poi non ne rimarrà nulla. Ben comprendo le difficoltà del Comune di Cremona a farsene carico. Però ritengo possibile, o non irrealistico, un tentativo della rappresentanza del capoluogo provinciale di lanciare un appello ed un progetto, quindi mettersene a capo, a quei soggetti pubblici e privati che positivamente vi rispondessero. Un appello a quanti, dal casalasco al cremonese al cremasco, ben sanno che le fornaci sono state nel cuore della storia delle loro comunità e che non è giusto che persino il loro ricordo sparisca nel nulla.
Attorno alla ciminiera e ai vecchi forni di porta Po può crearsi un documento ampio, puntuale, rappresentativo e il ricordo di un passaggio della nostra storia provinciale. Con questa intelligenza e sensibilità, risorse economiche e culturali potrebbero attivarsi in nome di quello che siamo stati, che siamo e che vogliamo tramandare ed essere. Pare che queste cose, tra l’altro, valgano la pena e più o meno alla lunga ‘paghino’.
Giuseppe Azzoni
(Cremona)

Come giornale crediamo fermamente nella battaglia per ‘salvare’ dal progressivo degrado l’ex area Frazzi. In pochi giorni, grazie all’impegno di Giorgio Brugnoli, sono state raccolte 1.500 firme; come abbiamo scritto ieri il Comune scende in campo e per martedì è in programma un incontro tra sindaco, assessori e lo stesso Brugnoli. Insomma, sembra che qualcosa si muova.

LA REPLICA
Niente sprechi, il srvizio di farmacia ospedaliero funziona così
Egregio direttore,
in riferimento alla lettera ‘Distribuzione Ospedaliera dei farmaci, risparmi da dimostrare’ (pubblicata 19 ottobre) - e soprattutto per dovere di cronaca - è opportuno precisare che la ‘Distribuzione diretta’ dei farmaci effettuata dal Servizio di Farmacia Ospedaliero è solo una delle molte e importanti attività svolte a tutela della salute dei cittadini (le altre riguardano ad esempio: approvvigionamento tramite opportune procedure pubbliche di acquisto di farmaci, dispositivi medici, reagenti e diagnostici, controllo dei consumi, verifica dell’uso appropriato, garanzia della tracciabilità dei prodotti, ecc., piuttosto che attività di Galenica Clinica Oncologica e Nutrizionistica, attività ispettiva, informazione e consulenza, farmaco e dispositivo vigilanza, gestione del farmaco in dose unitaria, ecc.).
La distribuzione diretta del servizio, puntualmente rendicontata in File F in ottemperanza a precise disposizioni di Regione Lombardia, si occupa principalmente di:
1) Farmaci innovativi di classe H, che tradotto significa farmaci esclusivamente ospedalieri a monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA (come i farmaci oncoematologici, i nuovi farmaci antiepatite, le terapie anti-HIV, ecc), per i quali è definita da AIFA una serrata attività di verifica della appropriatezza, della compliance e dei costi.
2) Farmaci PH-T che possono essere distribuiti solo ed esclusivamente dagli ospedali (farmaci inclusi negli elenchi ‘Ex-Osp2’ e immunomodulatori per il trattamento della sclerosi multipla).
3) Farmaci destinati a pazienti aventi diritto, affetti da patologie rare (ad esempio fibrosi cistica, emofilia, ecc.)
La sovrapposizione con l’attività delle farmacie territoriali è pertanto limitata ad una marginale e residua (per quantità e valore economico) componente di farmaci di Classe A e A/PHT; per scelta aziendale, l’ASST di Cremona ha riservato questo genere di assistenza ai soli pazienti Onco-Ematologici, per i quali si è fortemente voluto offrire la possibilità di rientrare rapidamente a domicilio in dimissione da visita specialistica o chemioterapia. La distribuzione diretta ospedaliera ben poco interferisce con la distribuzione ‘per conto’ affidata principalmente alle farmacie territoriali, sempre in funzione di precisi accordi con Regione Lombardia.
Peccato per quella moltitudine di numeri sciorinati senza fondamento e per quell’illazione allo spreco di risorse umane. La foto di gruppo pubblicata ritrae l’intera équipe del Servizio composta dal responsabile (Dr. Andrea Machiavelli), sette medici e un amministrativo. Dei sette farmacisti clinici, laureati, abilitati, iscritti all'Ordine e specializzati/specializzandi nella disciplina Ospedaliera, solo uno è addetto alla distribuzione diretta.
Ufficio ComunicazioneASST di Cremona

Referendum/1
Costa 50 milioni. Uno spreco di soldi
Egregio direttore,
per dirla tutta, vorrebbero stabilire con un referendum ‘consultivo’, cioè ‘inconcludente’, che gli avanzi di bilancio rimangano in Regione. Eh sì certo, come no, vi diamo anche la mancia perchè siete virtuosi mica da ridere, nello sprecare i soldi pubblici (50 milioni di euro per un referendum inutile, spesi come fossero noccioline) o nel toglierli a chi ne ha estrema necessità, vedasi i disabili. O per altre cavolate sanitarie, tipo fare residence o alberghi dove prima c'erano gli ospedali, mentre mancano le case di riposo sul territorio. Senza rammentare altre pietose, indecenti vicende di frequentissime appropriazioni indebite, negli ambiti regionali e sanitari o di padania ladrona... Non so come si possa avere il muso di chiedere di amministrare altri soldi.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Referendum/2
Maroni e Zaia provano a fare i catalani?
Signor direttore,
non è che Zaia e Maroni ci provano a fare i catalani? Forse il rischio c’è ma non si vede. Indispensabile quel referendum? Certo, per la Lega. Paghiamo il referendum alla Lega, voluto dalla Lega per rafforzare la Lega stessa. Cassa elettorale per la Lega, dai, suvvia! Le mie dighe saltano, e allora mi do dei buffetti sulle guance per staccarmi la testa! Beata innocenza, chi c’è stato al governo regionale fin dal 1994? Arrigoni, Formigoni e Maroni (Lega e Popolo delle Libertà). E in tutti questi anni non sono stati in grado di far sentire la propria voce al governo centrale? La Lombardia è il ‘locomotore’ dell’economia italiana? Certo che si, e allora perché non si sono ‘sbattuti’ prima, prima quando ne avevano facoltà? La Costituzione prevede che la Regione possa richiedere maggiore autonomia. Ma che tristezza che ci hanno messo nel cuore in tutti questi anni. E poi il voto elettronico, 24mila tablet e 7mila assistenti digitali (esperti informatici che assistono il presidente di seggio), valgono la bellezza di circa 23 milioni di euro. Vogliamo aggiungere il costo di presidenti, scrutatori, annessi e connessi? Buttano circa 50 milioni di euro totali. Con tutti i problemi reali della gente, partendo dai trasporti ai tempi di attesa per effettuare una visita specialistica, all’assistenza sociale, forse sarebbe stato il caso di concentrarsi su altro e non su un referendum costoso e che di fatto non porterà a nulla.
Mi chiedi perché i vari Gori, Galimberti, Bonaldi e qualche altro sindaco lumbàard abbia optato per il si? Maroni li ringrazia, eccome, e sorride per quella affettuosa fiducia che ripongono in lui come prossimo presidente. Caro il mio caro Maroni il partito dell'astensione sarà la spina nel tuo fianco e del tuo referendum. E chiudo con una considerazione. Al solo immaginare che dentro quel sistema elettronico possa entrare qualche hacker, faccio una smorfia fatalista e grazie al mio inossidabile buonumore grido ‘Aiuto’!
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Mezzi non adatti
Trattori sulle strade. C’è molto da rivedere
Egregio direttore,
in merito all’incidente trattore-auto sulla via Brescia del 18 ottobre, al di là della pericolosità dell’incrocio vorrei porre l’attenzione su un fatto all’evidenza di chiunque viaggi sulle nostre strade. Complice i cambiamenti nella conduzione dei fondi agrari, sempre più oggetto di terzisti, si assiste ad un incremento esponenziale di mezzi agricoli circolanti. Tangenziali, statali, provinciali, sembrano diventate terreno (asfalto) ideale per questi mezzi, concepiti per altri scopi. Ciò causa notevole interferenza con la circolazione; si riducono velocità di transito, distanze di sicurezza e causa pericolo di sorpassi azzardati. Questi mezzi sono a tutti gli effetti utilizzati per il trasporto di merci, non per la conduzione e coltivazione di fondi agricoli. Ma per il trasporto esistono mezzi di elezione più idonei e sicuri (camion). spazi di frenata, stabilità ecc. rendono questi mezzi pericolosi su strada.
A ciò si aggiunge una condotta di guida ‘arrogante’; anche quando sarebbe opportuno e facile, non ho mai visto un mezzo di questi accostare per far defluire la coda creata. Ho seguito questi mezzi anche per più di 30 chilometri.
Non so chi abbia competenza sulla vicenda, ma una regolamentazione è necessaria, al di la della convenienza economica o comodità che ne traggono i soggetti interessati.
Di questo passo vedremo i muletti per strada a trasportare le merci anziché caricarle sui camion.
Enrico Rossi
(Persico Dosimo)

Strada sud: sì o no?
Analisi differenti. Vorrei capire meglio
Egregio direttore,
mi riferisco alla ‘Strada sud’ cassata e alle dichiarazioni rilasciate in occasione della recente assemblea del quartiere di via Giordano, secondo le quali per il sindaco di Cremona si tratta di «un’opera faraonica irrealizzabile», mentre il consigliere comunale dell’opposizione Fasani sostiene che «negoziando con Stato e Regione i 15 milioni di euro per l’opera in questione si potrebbero trovare».
Ecco, io penso che questa differenza di analisi sia inaccettabile.
Bisogna capire se in tali affermazioni ci sia, per il primo, una influenza ideologica unita ad una classificazione delle priorità e, per il secondo, una matrice propagandistica.
È necessario fare chiarezza, perché se il denaro manca c’è poco da discutere, diversamente se ne può parlare. Sarà possibile avere dei chiarimenti?
Luciano Losi
(Cremona)