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Martedì 12 Dicembre 2017

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5 dicembre

Lettere al Direttore

IL CASO
Trasporto al Niguarda per un consulto, ma l'ambulanza non è mai arrivata
Egregio direttore,
scrivo al suo quotidiano per raccontare uno spiacevole disservizio sanitario occorso alla mia famiglia affinché tali situazioni non abbiano a ripetersi. Mia figlia nel corso degli ultimi due anni ha avuto problemi di salute seri che hanno comportato il suo ricovero ospedaliero per diversi mesi.
I primi giorni di novembre mia figlia è stata nuovamente ricoverata presso il Presidio Ospedaliero di Cremona. I medici dell’Ospedale, per le sue particolari condizioni fisiche, hanno ritenuto opportuno chiedere una consulenza medica specialistica presso l'Ospedale Niguarda di Milano.
Il giorno 5 novembre io e mio marito riceviamo la telefonata, da parte del personale dell’Ospedale di Cremona, con cui ci viene comunicato il trasferimento in ambulanza di nostra figlia per la realizzazione del consulto specialistico con l’epatologo dell’Ospedale Niguarda programmato per le ore 15 del giorno successivo.
Nella tarda mattina io e mio marito ci presentiamo in Ospedale a Cremona e rimaniamo in attesa della partenza dell’ambulanza per accompagnare nostra figlia che si trovava già in corridoio poichè il suo letto era nel frattempo stato assegnato ad altro paziente. Alle 12.30, mentre ancora attendevamo, mia figlia viene gentilmente fatta accomodare nella stanza degli infermieri e le viene portato il pasto. Arrivano le ore 13 e iniziamo a preoccuparci perché riteniamo che i tempi per il trasferimento siano piuttosto ristretti. Alle ore 13.30 l’infermiera decide di chiamare l’Associazione Cremona Soccorso, incaricata di eseguire il trasferimento di mia figlia, per chiedere informazioni in merito ai tempi di arrivo.
L’Associazione comunica di aver dovuto effettuare un servizio urgente a Brescia. Tenuto conto del notevole ritardo accumulato rispetto all’orario programmato per la partenza e l’impossibilità di attendere ulteriormente l’arrivo dell’ambulanza, il personale dell'Ospedale ci propone, firmando una liberatoria, di effettuare il trasferimento di mia figlia con l’autovettura privata. Io e mio marito acconsentiamo a tale procedura perché desideriamo fortemente che nostra figlia possa essere visitata dallo specialista milanese e alle ore 13.45 partiamo in direzione Ospedale Niguarda di Milano.
Giunti a Milano erano ormai passate le 15 e il medico epatologo non era più presente in Ospedale. Inutile dire che questo disservizio ha penalizzato fortemente mia figlia e mi ha fortemente irritato. Questa situazione mi ha indotto ad assumere informazioni per capire come sia articolata l’esecuzione dei trasferimenti in ambulanza affinché, se possibile, situazioni incresciose come la nostra non abbiano a ripetersi. Mi sono chiesta se non ci fossero altre Associazioni pubbliche da attivare per eseguire il trasporto di mia figlia oppure vi è una unica associazione incaricata? Come sono gestiti i trasporti urgenti? Come è possibile che la stessa associazione pubblica fosse incaricata di eseguire un trasporto urgente e nel medesimo tempo attivata per il trasferimento programmato di mia figlia? Non sarebbe opportuno articolare i servizi in modo diverso? (...)
Spero vivamente che aver raccontato quanto accaduto a mia figlia possa convincere i competenti uffici dell'Ospedale di Cremona ad apportare le opportune misure correttive.
T.G.
(Piadena)

Il trasporto dei pazienti è garantito dalle pubbliche assistenze che garantiscono un servizio molto importante. Il suo racconto è chiaro: una prestazione programmata non è stata garantita creando gravi disagi. Forse il sistema merita qualche ritocco: magari basterebbe che una struttura sanitaria avesse più di una convenzione. Mi auguro che questa lettera possa essere l’occasione per fare chiarezza.

LA POLEMICA
Bravi i tifosi della curva Favalli, meno bravo chi lascia a casa gli ex dell'Ibis
Signor direttore,
desidero evidenziare due fatti recenti che ho vissuto o letto riguardanti la nostra città. Ieri ho assistito allo stadio Zini alla partita Cremonese-Spezia e (a parte il risultato sportivo positivo e la partita avvincente come da piacevole abitudine questa stagione) mi ha colpito l’atteggiamento dei sostenitori cremonesi nella loro curva. Sono un cultore del calcio britannico ma vinto dal troppo becerume che avvolge questo sport in Italia e voglio così rivolgere sinceri complimenti ai tifosi della curva Favalli che incoraggiano ormai solo in modo positivo con coreografie e bei cori la squadra coinvolgendo famiglie e persone di ogni età, proprio come in Gran Bretagna. E quindi complimenti anche alla Cremonese e al suo patron che hanno da tempo avviato un percorso di civiltà e reso anche agevole a tutti l’uso della curva investendo denaro nella preziosa copertura.
Leggendo poi sui media il discorso tenuto dal responsabile della catena alberghiera francese B&B Hotels all’inaugurazione della loro nuova gestione dell’Hotel che fu Ibis, presenti i nostri manager pubblici e le autorità, ho dovuto storcere il naso all’enfasi data alle parole ‘camere matrimoniali vendute a 50 euro. Ho storto il naso perché la mia azienda alberghiera con orgoglio invece preferisce lottare, investire, acquisire di recente una nuova struttura per avere 50 dipendenti (in prevalenza under 30, donne e cremonesi) e conseguentemente dare un servizio umano di alta qualità ‘all’italiana’ pur con la più aggiornata tecnologia ma senza eccessi, offrendo prodotti locali e non solo quelli frutto di vantaggiosi accordi con multinazionali.
E magari negli anni che verranno, se saremo ancora più bravi, forse riusciremo anche ad assumere qualcuno dei tutti i dipendenti che lavoravano prima nell’Ibis e che, nonostante l’impegno alla riassunzione palesato dall’Ente Pubblico, questo nuovo gestore ha lasciato a casa in toto.
Silvio Lacchini
(Cremona)

Occorre fare attenzione
Ciò che si reprime prima o poi riaffiora
Egregio direttore,
la proposta fatta a Brescia da Francesca Parmigiani, di vietare gli spazi pubblici a organizzazioni neofasciste, sarebbe funzionale ad un ulteriore incremento del fascismo bresciano, considerando che in genere il comportamento autoritario nel sistema democratico, ottiene il contrario per il semplice motivo che ciò che si tende a sopprimere, o reprimere, riemerge più forte senza troppi sforzi?
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Sia pubblica che privata
La Sanità lombarda funziona molto bene
Egregio direttore,
ci siamo assuefatti a leggere sui giornali e ad ascoltare in televisione resoconti disastrosi sulla condizione della Sanità pubblica in Italia, e a seguire con costernata preoccupazione le notizie relative a presunti atti scellerati compiuti dai medici durante lo svolgimento della loro professione.
Io voglio invece spezzare una lancia nei confronti del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dell’Assessore al Welfare, Luigi Guazzi; di tutti i politici, senza distinzione di schieramento partitico; degli amministrativi che con la loro diuturna dedizione al lavoro spianano il terreno alla corsa prodigiosa della ‘macchina della Salute’, su cui valenti medici e personale sanitario di prim’ordine prestano la loro insostituibile opera assistenziale.
In questo quadro generale di efficienza, che è lo standard altissimo su cui si alloca la Sanità lombarda, mi sento in dovere di sottolineare l’eccellenza di alcune strutture sanitarie private che beneficiano dei contributi pubblici, e tra queste, in particolare, la Clinica Ancelle di Cremona, dove mia sorella, Alba Conti, è stata curata con competenza e dedizione esemplari dal team medico, infermieristico, fisioterapico e socio-assistenziale, al quale noi familiari dobbiamo la rinascita della nostra amata parente. (...)
Come fratello di una donna straordinaria come Alba Conti, e come uomo dotato di sensibilità al dolore e di passione per tutto ciò che sostiene e promuove il benessere psicofisico e la salute, mi sentivo in lieto dovere di ringraziare pubblicamente le persone che hanno salvato la vita di mia sorella, e che ogni giorno, con il loro meraviglioso lavoro, contribuiscono a portare sulla terra qualche lucente scheggia di cielo.
Alfredo Conti
(Cremona)

Il giornale contro il paese
Soresina sempre nel mirino: perché?
Egregio direttore,
le rubo qualche minuto non per polemica ma semplicemente per capire come mai Soresina viene costantemente presa di mira.
Mi spiego. Come tutte le mattine, mi reco al bar dove la routine è caffè e La Provincia. Con stupore leggo in prima pagina: ‘Soresina, tracce di cocaina nel sangue delle sorelline abbandonate in auto’. Immediatamente vado all’articolo anche perché in questi giorni non avevo sentito nulla di ciò in paese.
Basita riscontro che il fatto è accaduto a Borgo San Giacomo. E nell’articolo non firmato si scrive: ... E proprio la madre sposta il caso nella provincia di Cremona: l’ultima residenza della donna risulta a Soresina.
Furibonda sono andata nella mia attività dove ho potuto sfogarmi con mio padre. Nel corso della mattinata tra un cliente e l’altro ho ripensato a quanto letto e le domande sono sempre le stesse.
Perché viene sbattuta Soresina in prima pagina in malo modo? Perché viene fatto passare un articolo su Soresina, semplicemente perché questa donna vi ha vissuto qualche anno?
Trovo questo articolo un denigrare gratuitamente un paesino, la mia Soresina.
Un paesino che sicuramente ha delle criticità che non nego ma che al tempo stesso ha peculiarità che tutti sottovalutano o peggio ancora fanno finta di non vedere. (...)
Maria Chiara Merlini
(Soresina)

La rassicuro e la prego di credermi: non ho nessuna intenzione di criminalizzare Soresina. Si trattava di una notizia che aveva un risvolto cremonese. Inizialmente le nostre fonti ci avevano indicato in Soresina il Comune del Cremonese dove la signora aveva la residenza, il giorno successivo abbiamo capito che il paese era Genivolta e abbiamo corretto il tiro. Tutto qui.

Bersani e D’alema sbagliano
Lottare da dentro non lasciare il Pd
Egregio direttore,
condivido in toto quanto scritto dal signor Giorgio Demicheli inerente alle faide interne al Partito Democratico sia a livello locale che a livello nazionale. Cari signori dissidenti siete stati eletti all’interno di tale partito da noi cittadini ponendo la fiducia sia al partito che alla persona stessa. E’ successo che ad alcuni di voi non sono state più assegnate le tanto agognate poltrone alle quali siete stati attaccati con del poderoso silicone da decine e decine di anni.
Cari signori D’Alema, Bersani, Grasso ecc. ecc. dovevate lottare all’interno del partito, cercare mediazioni e al limite se proprio volete abbandonare il partito nel quale siete stati eletti, sarebbe stato come minimo dignitoso abbandonare la vostra collaborazione dando le dimissioni da parlamentare e aspettare il prossimo giro in un altro minuscolo partito all’interno della galassia dei movimenti di sinistra. Sarebbe troppo facile. Capisco che sarebbe da sciocchi perdere di colpo i vostri super stipendi, però la gente capirebbe la vostra coerenza. Invece no, abbandonate il carro sul quale siete saliti con orgoglio cercando probabili fortune presso altri partiti o peggio ancora fondandone di nuovi. No così non va bene. Sarebbe da abolire immediatamente il vincolo di mandato che genera una transumanza che fa venire, a noi elettori, il voltastomaco. Se io ho dato fiducia e votato una persona è perché fa parte di un certo partito. Se cambia il partito, o al limite, fonda un partito lontano dai miei ideali non avrà più la mia fiducia e quindi il mio consenso.
Questo mio discorso vale anche a livello locale dove la transumanza è stata minima anche se altrettanto fastidiosa.
Giovanni Gatti
(Cremona)