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Domenica 24 Marzo 2019

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CASALMAGGIORE

Teatro, Emma Dante: 'Vecchi e bambini non temono i sogni'

Sabato 23 febbraio ‘La scortecata’ al Comunale di Casalmaggiore

Teatro,  Emma Dante: 'Vecchi e bambini non temono i sogni'

Emma Dante

CASALMAGGIORE - La vecchiaia, la morte e il desiderio sono le parole chiave de La scortecata di Emma Dante, libera riscrittura di una delle cinquanta fiabe popolari de Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, in scena sabato 23 febbraio al Comunale. Emma Dante torna nel teatro casalasco dopo le Sorelle Macaluso di quattro anni fa: «È un teatro che ho nel cuore, come il suo direttore Giuseppe Romanetti e il suo pubblico – afferma la regista in una pausa del lavoro preparatorio per il suo prossimo film -. Mi piace tornare con La scortecata, uno spettacolo affidato a Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio che sta piacendo e a cui sono molto affezionata».

Perché La scortecata? La siciliana Emma Dante che si affida al napoletano di Basile…
«Mio marito è napoletano, ma poi la lingua di Basile è meravigliosa, mi affascinano le sonorità, le parole, l’andamento del racconto barocco ricco di immagini e suggestioni. Ho comunque messo mano al testo, preservandone la temperatura, il racconto, ma anche la lingua».


Un napoletano antico…
«Ma niente paura, si capisce tutto. Poi il teatro è fatto di immagini, di corpi. La scortecata racconta di due vecchie sorelle, della morte e del loro desiderio d’amore per il Re, tanto tormentate da scorticarsi per far uscire dalla pelle vecchia quella nuova».


Al centro della storia c’è il desiderio?
«Un desiderio osceno».

Perché osceno?
«Lo è perché fuori tempo e come ogni desiderio che si rispetti fuori misura. Non si pensa che i vecchi possano ancora desiderare e farlo con grande forza proprio nell’approssimarsi della morte, nel momento in cui, giorno dopo giorno, si fa consapevole l’approssimarsi della fine. Il desiderio è un desiderio di essere amati, forse per continuare a vivere. Forse anche in questo sta l’oscenità».

Perché ha scelto di dare il ruolo delle due sorelle a due uomini?
«Perché volevo che in scena fossero due corpi, due vecchie un po’ grottesche, che si prendono in giro, senza esclusione di colpi, che non ci fosse nulla di realistico e meramente descrittivo. Con Carmine e Salvatore abbiamo non a caso lavorato sulla commedia dell’arte, sulle maschere e su una gestualità con naturalistica. C’è qualcosa di disumano in queste due vecchie come disumano è togliersi la pelle, scorticarsi per avere una nuova pelle giovane, desiderabile da offrire al loro oggetto d’amore, il re».

Quale è il rapporto di Emma Dante con la vecchiaia?
«Ne sono attirata perché è uno stato della vita e perché è simile all’infanzia. Vecchi e bambini hanno in comune la capacità inconscia di farsi male con i sogni. Non temono di perseguire i loro sogni, di realizzarli».

E questo perché?
«Perché non hanno nulla da perdere, hanno vissuto e fatto esperienza, oppure non hanno alcuna conoscenza del mondo e sentono la necessità di fare esperienza. I vecchi non hanno nulla da perdere, e quindi si giocano il tutto per tutto. Alla fine sono degli incoscienti proprio come i bambini nel perseguire i loro desideri che noi spesso concepiamo come capricci. I bambini sono incoscienti perché non avendo esperienza e consapevolezza si gettano per realizzare i loro sogni e soddisfare i loro bisogni. Anche a rischio della morte».

E questo è l’altro grande tema del suo teatro…
«E della vita».

Il riferimento va alle Sorelle Macaluso, spettacolo tutto al femminile visto qualche anno fa proprio al Comunale…
«Ho deciso di farne un film, ovviamente il punto di partenza sono Le sorelle Macaluso, ma poi sarà altro, anche se la morte e il desiderio di vita, di rimanere attaccati alla casa, alle persone, alle cose ci sono tutti… Inizierò le riprese a marzo, vedremo come andrà… Di più non mi sento di dire».

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23 Febbraio 2019