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Venerdì 17 Agosto 2018

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15 maggio 1948

Non pesano gli anni sulla groppa del Giro

La partenza verrà data alle 12 di stamane - Eterno ritornello: Bartali o Coppi?

La 31^ edizione del Giro d'Italia

La 31^ edizione del Giro d'Italia

MILANO, 14 — Baffoni spioventi,  biciclette del peso di trenta chilogrammi abbondanti, corridori imbacuccati come i cercatori d'oro, strade d'inferno. E' lo specchio del 1907, è il ricordo del primo Giro d'Italia quando avventurarsi verso il traguardo di partenza d'una corsa ciclistica era come andare all'assalto di una trincea protetta con tanto di reticolato. Da allora trenta nomi sono stati eternati dalla storia ciclistica, da allora episodi e figure sono sfrecciati come un lampo nella retina degli sportivi lasciandovi l'incancellabile segno di un ricordo che non si dimentica.

Giunto alla sua trentunesima edizione il Giro d'Italia non dimostra affatto gli anni che gli pesano sulla groppa. A voler ricalcare i soliti luoghi comuni bisognerebbe dire che è come il vino, più invecchia e più si fa preferire.

Osservate attentamente lo schieramento davanti alla linea di partenza. Non c'è una lacuna. Una massa compatta di atleti freme in attesa del via. Ci sono tutti e anche la nota internazionale non si limita questa volta alla presenza di qualche turista desideroso di ammirare le bellezze della penisola. Il Direttore della Gazzetta dello Sport, parlandoci l'anno scorso durante una sosta del Giro di Francia, ci disse: « Vedrete che vi offriremo un  grande Giro d'Italia ».

Non c'è  che dire, le promesse sono state mantenute, e ora che l'orizzonte, offuscatosi in seguito alle incertezze sulla partecipazione della Bianchi, si è completamente rasserenato, con la assicurazione della presenza dello squadrone bianco-celeste, il Giro d'Italia può innalzare simile a una nave ammiraglia il gran pavese e iniziare la sua navigazione con la certezza del più completo successo tecnico e spettacolare.

Poteva il Giro d'Italia non riproporre l'interrogativo: Bartali o Coppi? Fremono gli atleti in attesa del via, ma freme ancor più lo sportivo in attesa degli sviluppi del grande spettacolo agonistico che sta per cominciare. Amici nella vita privata, avversari fierissimi una volta in sella alla fida bicicletta, Bartali e Coppi si apprestano a ripetere le gesta che da due anni tengono in ansia la massa degli sportivi. Sono praticamente alla pari -nel duello ingaggiato dal 1946, e la « bella » si annuncia piena del più alto interesse. Da una parte un atleta scolpito nella quercia che non vuol saperne di cedere il passo, dall'altra un campione spettacoloso e strano nello stesso tempo perchè capace delle imprese più impensate, come dei crolli più inimmaginabili.

Il ruolino di marcia stagionale di entrambi alterna punti luminosi a zone opache. Il fiorentino, specialmente dopo il successo nel Giro della Toscana e nel campionato di Zurigo, non fa mistero di prendersi una clamorosa rivincita; il campione del mondo dell'inseguimento tace e pensa con malcelata aria di certezza a quel Passo del Falzarego che per due volte consecutive gli è stato tanto propizio.

Perchè è indubbio, che ancora una volta la grande partita si risolverà sulle Dolomiti a meno che durante il doppio passaggio degli Appennini siano avvenuti episodi così clamorosi da ipotecare addirittura l'aggiudicazione della maglia rosa. Il Giro d'Italia, è fatale, non può estraniarsi dalle vicende di questo nuovo fantastico duello che ingaggeranno i due più rappresentativi esponenti del ciclismo, e tuttavia non può neppure tirare un frego sul nome di tanti bellissimi campioni che anelano a sfatare la leggenda dell'imbattibilità dei due grandi antagonisti in una prova di tanta importanza.

Vi è una squadra, la Willier Triestina, che cova in petto il colpo gobbo a tutte le previsioni e non fa mistero della sua assoluta spregiudicatezza in fatto di piani di battaglia. Magni Fiorenzo, Giulio Bresci, Luciano Maggini, Giordano Cottur e soci ascoltano in silenzio ma non sono disposti a lasciar fare. Sanno che la strada sarà lunga e faticosa ma non se ve danno pensiero. Si può negar loro il credito che meritano? E credete pure che Ortelli abbia rinunciato in partenza alle sue aspirazioni? Il romagnolo, discontinuo fin che si vuole, è un caratterino da prendere con le molle. Fate che riesca a disciplinare l'esuberanza dei suoi mezzi e vedrete che al momento di tirare le somme anche l'Atala sarà attorno al tavolo verde della conferenza dove si discuterà per l'assegnazione della palma al merito.

Continuiamo a spulciare tra le pagine del grosso volume, che simile al copione di un grande spettacolo, riserva sorprese in ogni riga. Adolfo Leoni non è uomo, non ce ne voglia, da vittoria assoluta, ma il suo compito di velocista non sarà meno impegnativo, al pari di quello di Conte passato sotto i colori della Bianchi. Le due grandi firme industriali hanno però in comune due atleti di rincalzo dal rendimento sicuro e confortante: Mario Ricci e Aldo Ronconi; quest'ultimo, specialmente se farà caldo dovrebbe essere il valido appoggio al caposquadra. Vi è inoltre un capitolo che merita di essere letto attentamente, quello della Cimatti. Se ha messo la testa a posto, come pare, Renzo Zanazzi può essere la grande incognita del XXXI Giro d'Italia. L'anno scorso crollò alle prime battute dopo uno sprazzo che fu come un raggio in mezzo alla tempesta ma quest'anno, irrobustito e fatto accorto dagli errori merita molta considerazione tanto più che avrà al suo fianco un uomo esperto e volitivo come Ezio Cecchi, che insieme a Monari e Casola potranno essergli utili nei frangenti più difficili. Ottime carte da briscola sono Marangoni e Rossello Vittorio agli ordini della « Vicini », Brignole e Volpi acquartierati alla « Arbos », gli anziani Bini e Covolo attorniati dai giovani Menon, Drei, Cargioli e Pasetti per la Benotto, e il gruppetto della Viscontea, modesto fin che si vuole ma che guidato da Gaetano Belloni potrebbe procurare ancora qualche lieta sorpresa.

Rimangono da esaminare le due pattuglie degli stranieri. Pochi elementi di raffronto sui belgi — una vera nidiata di giovani dei quali però si dice un gran bene — mentre i francesi sono già noti per i loro precedenti. Idée non ha bisogno di presentazioni: basta ricordare i suoi duelli con Coppi nel G. P. delle Nazioni a cronometro: ma anche Giguet, Danguillaume, De Muer e De Gribaldy che abbiamo veduti all'opera nel Giro di Francia hanno buone carte da giocare lungo l'arco delle 19 tappe.

C'è gloria per tutti e la vittoria non potrà essere che di uno solo, ma a questo nessuno pensa, come non si pensa ai quattromila chilometri da compiere con sole quattro giornate di riposo. Si torna in gran parte sul l'itinerario dell'anno scorso ma nel complesso le difficoltà sono eguali. Divise in cinque lotti (Km. 907-993-724-682-679), si prestano magnificamente a graduare le forze in campo.

Inutile fare le sibille quando c'è una sola certezza: che il XXXI Giro d'Italia sarà un grande Giro.

Quanto alla maglia rosa è un'altra cosa...

PIERO MONTI

14 Maggio 2018