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Mercoledì 14 Novembre 2018

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8 settembre 1948

Malagnino celebre fra due rivoluzioni

di Fiorino Soldi

Malagnino celebre fra due rivoluzioni

L'ultima visita di Farinacci - Perchè ha trionfato il comunismo - Ma il dilemma rimane

MALAGNINO, 7. — «Questo  paese è diventato celebre con due rivoluzioni ». Questo diranno gli storici quando si interesseranno della travagliata epoca della quale tutti noi siamo spettatori e protagonisti ad un tempo.

Malagnino ha cominciato a vivere una prima volta al tempo del « ferroviere », come qui lo chiamavano. Era come una « Predappio » e non pochi ne andavano fieri, dagli aquilonati gerarchi alle massaie rurali, dai vestiti alla lombarda e coi grandi fazzoletti colorati sulle spalle.

Il « ferroviere » contava molto sulla fedeltà di quelli di Malagnino. Eppure egli dovette patire anche in questo paese una delle sue ultime disillusioni. Le cronache ancora inedite della resistenza cremonese, narrano come nella primavera del 1945, Farinacci a capo delle sue Brigate Nere si portò a Malagnino. Il paese venne « presidiato » ; si trattava di un colpo di sorpresa per ricercare alcuni partigiani che, secondo informazioni, erano arrivati nella zona dal parmense.

Malagnino era silenzioso quel giorno. Non più le solite faccie osannanti e neppure quell'immancabile codazzo di ossequienti « fedeli ». La guerra aveva mutato le posizioni. Farinacci passò in mezzo al paese a piedi, in silenzio, mentre i suoi armigeri perquisivano le case. Davanti al municipio si fermò ed accese una sigaretta. Scattavano i soldati: il « ferroviere » sentiva che ormai si giocava l'ultima carta.

Come nacque la cittadella rossa
Quell'episodio è indicativo. La guerra aveva posto sul tappeto, inavvertitamente magari, un vecchio dilemma che già aveva fatto agire Matteotti. Il popolo si era allontanato da coloro che ormai erano diventati gli emissari dei tedeschi. Ed aveva scelto la sua nuova strada.

Malagnino era divenuto un centro segreto delle formazioni garibaldine e questo diede la convinzione che solamente il rosso avrebbe potuto cancellare il nero. Del resto bisogna valutare bene le posizioni: a Malagnino, sui 1642 abitanti , ci sono soltanto dieci famiglie che hanno capitale proprio. Manca la piccola proprietà, il piccolo commercio e l’artigianato.

Ciò ha fatto sì che la stragrande maggioranza dei cittadini sentisse il dovere di unirsi per difendere la propria classe. Il comunismo è nato così, poggiato su valori sociali.

Malagnino doveva divenire una delle « cittadelle rosse » più importanti nel piano logistico che successivamente doveva imporsi sul terreno politico.

Dopo aver fondato la propria cooperativa, eletti i propri capi, alle ultime elezioni amministrative non si fece gran sforzo per raggiungere una maggioranza assoluta al punto che in Consiglio Comunale la minoranza è in effetti formata dai socialisti e non dai democristiani come generalmente avviene altrove.

Il Sindaco pensa ai bambini
Forse è stato proprio per la coscienza di aver vinto che, a differenza di altri luoghi, i comunisti di Malagnino son meno faziosi e, direi, più comprensivi. Risolto l'antagonismo personale tra i cittadini, è rimasto soltanto quello basato sulla forma della lotta di classe inteso come reazione alle forme attuali della proprietà terriera.

Ecco perché Malagnino è sempre mobilitato, ovunque ci siano comizi ed ha donne che, più degli uomini, sono devote alla « causa del proletariato ». Sibilla l'impressione che questa gente si porti dietro ormai la convinzione di arrivare, un giorno o l'altro a quelle mete che i propagandisti vanno segnando, quasi ogni domenica, nelle grandi manifestazioni che avvengono alla « Casotta ».

Il sindaco Luigi Dolfini lo si può incontrare vestito poveramente mentre lavora nella stalla a San Giacomo. Fa il bergamino, ma da uomo retto non ha portato la sua idea politica alle forme di ostruzionismo della produzione. « Mi pagano perchè lavori ed io sono prima di tutto un uomo onesto »; la sua battaglia politica viene quindi fatta nel tempo e nel modo debito. E' un bravo temporeggiatore.

Adesso pensa ai bambini. E' sofferente che dei piccoli siano obbligati a fare ogni giorno tre Km. a piedi per andare all'asilo di Malagnino. Ha fatto approvare un progetto di un nuovo asilo che sorgerà a S. Giacomo del Campo. Sarà una spesa di 40 milioni. Il « Genio Civile anticiperà i fondi che poi il comune rimborserà nella misura del 50 per cento; l'altra metà, la metterà a disposizione il Governo. Ed è bello constatare come almeno su certi punti le amministrazioni comunali non siano faziose, ma facciano in effetti l'interesse di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro fede politica.

Le due rivoluzioni
C'è qualcuno che in Malagnino vede la sintesi dell'ultimo trentennio di lotte politiche, ed a ragione. Molti si chiedono anche come la seconda rivoluzione andrà a finire. Ma la risposta è ancora prematura.

Questa attesa è anche negli occhi di questa gente che disciplinata come se fosse comandata da un onnipresente capo, legge i giornali del partito, accorre ai comizi, sciopera o sciama dietro la bandiera nei paesi vicini. Nessuna violenza per ora; certi sistemi della prima rivoluzione hanno per logica di cose fatto cilecca; lo sanno da queste parti e non vogliono ripetere l'errore.

 —Forse per non dimenticarlo hanno inventato un nomignolo a quell'ambulante che gira ogni giorno per le cascine: si chiama Beduschi, ma lo conoscono per « giachetoon »; in effetti lo chiamano « il duce », perchè ha una testa quadrata... Anche questo serve per non dimenticare il passato.

Dalla parte degli agricoltori intanto sta sorgendo la leggenda di un uomo che combatte la sua battaglia col rosario in mano. Abita alla Malongola ed è noto in tutte le chiese di città. Vi passa intere ore in preghiere, in Via Crucis. Mangia pane e formaggio per strada e borbotta giaculatorie davanti ad ogni tabernacolo campestre.

Da una parte e dall'altra della barricata, dunque, due mondi sono di fronte? E quali saranno le sorti? Nulla lo lascia intuire, mentre, a sera, da una parte suonano le campane dell'Ave Maria e dall'altra squillano le note dell'inno « Bandiera Rossa », e si levano i bicchieri colmi di vino rosso veronese.

Fiorino Soldi

05 Settembre 2018