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Venerdì 16 Novembre 2018

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9 settembre 1948

Gli amori delle Visconti nella terra di Castelverde

di Fiorino Soldi

Gli amori delle Visconti nella terra di Castelverde

Un reale documento inedito - Come, per una fontana, un paese si divide in due - Ma Silvio Pedroni ha riconciliato tutti

CASTELVERDE, 8. — Il capomastro  Paolo Ruggeri, sindaco comunista di Castelverde, stava sprofondato nella sua vecchia poltrona in Municipio, e leggeva La Provincia. Alle sue spalle, sul muro, un grande crocifisso dava un aspetto austero alla stanza.

Qui, un tempo, hanno sostato pensose le giovani damigelle dei Visconti di Milano che passavano in pianura alcune settimane dell'anno a meditare sugli amori passati e futuri. A questo balcone, che domina la distesa immobile del verde, una celebre donna che nell'amore trovò il suo paradiso ed il suo inferno, Maria Visconti, passò notti insonni guardando il cielo...

Un documento reale sconosciuto
Il sindaco Ruggeri suona un campanello per chiamare il segretario Carlo Gilberti. Questi è un uomo alto ed asciutto; ha quasi perduto l'udito, ma ha una memoria ferrea. Egli solo, in tutto Castelverde conosce le storie del castello dei Visconti e del castello Trecchi di Breda e di quello di Castelnuovo. In silenzio va poi a prendere da un solenne leggio una grande cartella porta-pergamena, sulla quale si vedono ancora la croce sabauda ed i fasci littori.

Il sindaco comunista Ruggeri si alza davanti al documento che il nuovo comune repubblicano ed antifascista si guarda bene dal riporre nel dimenticatoio. A caratteri dorati sulla pergamena c'è scritto: «Noi Vittorio Emanuele terzo, per grazia di Dio e per volontà della Nazione, Re d'Italia... ». E' un mandato che autorizza il Comune di Castelverde, per le sue glorie storiche, ad usare lo stemma civico ed il gonfalone.

Lo stemma è così descritto: « D'argento a tre alberi di castagno al naturale, su campagna di verde, il mediano accollato ad un castello di rosso aperto e finestrato del campo, torricellato di due pezzi, merlato alla ghibellina, capo di rosso a due spade di argento guarnite d'oro posto in croce di S. Andrea ». E si demanda a tutte le corti di giustizia, ai tribunali, alle Potestà civili e militari di riconoscere detto stemma.

Il documento si chiude con le seguenti parole: « col nostro sigillo e firmato da Noi e dal Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato ». E la firma autografa di Vittorio Emanuele III e quella di Mussolini. (28 settembre 1929).

In subbuglio per una fontana
Castelverde, formato dai paesi di Castagnino, Costa S. Abramo, S. Martino in Beliseto, Castelnuovo, Marzalengo, Livrasco, Ossalengo, con un complessivo di 5200 abitanti, è un comune calmo. Si direbbe che qui la democrazia convive con tutte le idee e le opinioni. Ce persino la sede del P. S. L. I. accanto a quella dei social-comunisti. Nessun litigio politico si è registrato sinora; nessun sciopero turbolento.

C'è stato un fatto solo che ha portato un po' di subbuglio in paese ed è accaduto quando il sindaco ha fatto costruire una fontana in piazza del Comune. Una fontana semplice, sapete, molto agreste, che canterella tutto il giorno vicino ad un parco di tigli. Anima anche lei le vecchie memorie viscontee. Ma alcuni dissero che erano soldi sprecati; (parlano di oltre 300 mila lire); altri invece sostengono che è stata un'opera geniale e degna delle tradizioni del paese.

Ancora oggi comunque dura l'unico dissidio. Ma non c'è nessuno però, politicante od innamorato che sia, che almeno una volta non abbia sostato attorno alla fontana, o non si sia rinfrescato.

I pini del Cimitero
Il sindaco Ruggeri, l'altro giorno, andò a S. Martino col suo metro e misurò i tronchi dei pini che erano appena stati tagliati per l'ampliamento del camposanto. « Con questi faremo il tetto dell'asilo per i bambini di San Martino ». Ci tiene molto, il sindaco, a questo asilo e non vuol essere da meno di quel nobile prevosto Mons. Gardinali che ne costruì uno magnifico a Castagnino ai primi di questo secolo.

Mons. Gardinali, uno dei preti più popolari di queste parti, uomo noto per la sua carità e per il suo senso degli affari, (si dice che quando andava sul mercato non c'era sensale che lo mettesse nel sacco), ha costruito su una area donata dall'agricoltore Ferrari, l'Ospedale del SS. Redentore che ha reparti per cronici ed acuti, oltre alla casa S. Giuseppe per i deficenti.

A quest'Ospedale cui pervengono vecchi ed ammalati del cremonese e della bresciana, attualmente, sotto la direzione di Don Felice Soregaroli, ha acquistato un posto di primaria importanza soprattutto per il ricovero dei giovani deficenti altrimenti abbandonati in balia del disprezzo e della vergogna.

Celebrità senza confronti
In una stanzetta di questo Ospedale, ha il suo laboratorio segreto, inaccessibile a tutti, come se si trattasse di un monastero tibetano, l'elettricista Cavagnoli, il, quale ha costruito sedie elettriche per i topi e le lucertole. Cavagnoli è il « Marconi» di Castagnino; ed anche se ci mette un giorno a stendere un filo, è l'unico che sappia ad esempio accomodare lampade bruciate...

Ricordando appena quel tal Mondini, il vero Casanova locale, rammenteremo Ferretti, detto il solitario, il quale è innamorato delle campane che va a suonare anche senza essere il campanaro. E come lasciare in disparte il « Canile Castriviridis », di Angelo Camozzi, cacciatore emerito, sul quale già corrono fantasiose leggende? E che dire di « Sghura », paratore famoso, ora ammalato perché lavora troppo?

Celebri volevano anche diventare quelli della società sportiva, i quali dopo aver avuto un apposito campo da gioco per la benemerenza del Cav. Primo Ferrari, si sono ritirati a fare progetti... sulla carta!

Pedroni non morirà più
Ma nel campo sportivo c'è un campione che non potrà mai più essere dimenticato a Castelvetro ed è Silvio Pedroni. Nessuno riuscirà mai a descrivere il raggio di sole che sfavilla negli occhi di questa gente quando si chiede: « E Pedroni? Dove sta Pedroni »?

Silvio Pedroni ha tutti i suoi tifosi più puri qui. Non c'è nessuno che gli voglia male, anche dopo le delusioni di Londra o di Valkenburg. Sanno che Pedroni ha in mano l'avvenire, più di Bartali, dicono; e sanno che ormai appartiene alla storia.

« Vede qui, mi dice uno del Municipio. Questa è la lapide che ricorda i due illustri scienziati Marenghi: un giorno ci metteranno a questo posto una lapide dedicata a Silvio Pedroni... ».

Forse anche per tale ragione questo comune è così affratellato e quieto. Si ritrovano tutti, ogni tanto, d'accordo ed è stato facile riconciliarsi anche in certi giorni di antagonismi.

* * *

Abbandonata tra la campagna, come un rudere medioevale, ancora oggi la cascina Amata, presso Livrasco, che era diventata sede di un deposito tedesco di munizioni. All'indomani dell'insurrezione, i tedeschi, non potendo portar via le munizioni, senza avvisare gli abitanti, accesero una miccia e la cascina saltò per aria in un secondo

Morti, feriti; tutte le case a terra, di schianto. Non è rimasto in piedi neanche un muro. Un giorno questa cascina era tutta dipinta a rosso ed era bella, coi suoi comignoli che ochieggiavano in mezzo ai pioppi.

Oggi è come la lasciò la guerra. La desolazione e lo squallore. Come se fosse un Cimitero. La gente vi passa vicino coi carri di fieno o di erba e va oltre. I buoi non muggiscono come quando sanno di avvicinarsi ad una stalla. Ed i bambini chiedono: perchè, perché?

La risposta la devono dare gli anziani, ma senza parlare; prendendo in mano un piccone, delle cazzuole e dei martelli. Cominciando a ricostruire quei focolari che già fecero felici tante famiglie. Di questi musei della sventura i nostri bambini, almeno se noi sappiamo cosa volle dire la guerra, non devono più averne bisogno.

Fiorino Soldi


06 Settembre 2018