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Venerdì 14 Dicembre 2018

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11 ottobre 1961

Berlino chiama l'Europa: una settimana nell'ex capitale

Il «muro della vergogna» è una tragedia senza nome

Il muro della vergogna

Crudeltà e dramma dei "Vopo" – Il filo spinato simbolo del comunismo

BERLINO, ottobre. — Siamo a Berlino. Il sottile filo che ci legata all'Europa non sovietizzata si è spezzato. Ci troviamo in una città assediata, circondata da una maglia di reticolati di filo spinato e tagliata in due da un muro di blocchi di cemento.

La situazione di Berlino è unica nella storia. La città si trova a più di 150 chilometri aldilà dell'estrema frontiera occidentale, nel cuore della Germania comunista. Essa, però, non fa parte di quella zona, è una città indipendente, una oasi di libertà nel deserto comunista, un avamposto incuneato nello schieramento nemico. Ci sono due Berlino, come ci sono due Germanie, come ci sono due mondi. C’è Berlino Ovest e c'è Berlino Est. Ma la Berlino che conta, la Berlino libera, la vera Berlino e quella aldiqua dell'infame «muro della vergogna» innalzato dai comunisti il 13 agosto per tagliare l'ultima via di scampo verso la libertà al milione di berlinesi e ai milioni di tedeschi costretti a vivere, quando non a morire, nella Germania occupata dai sovietici. L'altra Berlino, la Berlino comunista è una fetta della Germania sovietizzata, è una terra prigioniera, è una città schiava.

Sono stato a Berlino otto giorni. L'autunno era mite, il cielo azzurro, il sole splendido. La città era gaia e spensierata, quasi volesse affogate la sua malinconia e la sua disperazione in una gioia sfrenata. Berlino affronta il suo destino con sereno stoicismo. La vita continua normale. La gente è tranquilla. Il nervosismo che serpeggia in alcuni ambienti industriali ed economici è l'unico segno premonitore delle incognite del futuro. I berlinesi dicono che la guerra per Berlino è già cominciata e che l'Occidente ha perduto la prima battaglia, alludendo al muro di cemento eretto dai comunisti fra i due settori di Berlino. Chiediamo: «Se gli americani il 13 agosto avessero abbattuto la barriera di filo spanato, l'Armata rossa sarebbe intervenuta?». C’è chi risponde di sì e chi si dice convinto del contrario. Ma, intanto, mentre gli americani stavano a guardare, il muro è stato alzato e fortificato e i berlinesi dell'Est sono rimasti chiusi in gabbia.

Il muro è una cosa disumana e mostruosa. L'ho visto con i miei occhi. La realtà è superiore ad ogni immaginazione. E' uno spettacolo agghiacciante e sinistro, che fa orrore e pena. Sì, forse l'Occidente ha perduto una battaglia, ma Ulbricht, e con lui il comunismo, hanno perduto la faccia di fronte al mondo civile. Quando un regime, dopo sedici anni di potere assoluto, è costretto a circondare i suoi abitanti col filo spinato per impedire che scappino altrove, esso offre al giudizio dei popoli la più plateale conferma della propria bancarotta politica e morale.

Il muro della vergogna (i berlinesi lo chiamano, con amara ironia, la «muraglia cinese») divide in due Berlino per una lunghezza di 40 chilometri. E' alto un paio di metri è fatto di blocchi di cemento e sormontato da un filo spinato. Chiude le strade, interrompe le ferrovie e le linee del tram, oltrepassa i corsi d'acqua. Ma qualche volta il confine passa lungo una strada e allora è la stessa facciata delle case che diventa essa stessa muro di confine e le porte e le finestre più basse sono murate) le altre non di rado sono chiuse con una ragnatela di filo spinato. Ogni tanto qualcuno si cala o si getta dalla finestra ma adesso i comunisti obbligano a sgombrare tutte le case che si affacciano alla linea di demarcazione.

Dietro il muro con il mitra imbracciato, fanno buona guardia gli odiatissimi «Vopo», abbreviativo di Velks Polizei (polizia del popolo) in divisa verde ramarro. Sono giovanissimi. Hanno l'ordine di sparare a vista contro chiunque tenti di fuggire. Ne ho visto uno  sbeffeggiato in maniera crudele dai berlinesi di qua dal muro, che aveva quasi le lacrime agli occhi Un poliziotto di città pregò di lasciarlo in pace. «Forse disse fare quel mestiere non gli piace. Ma è costretto a farlo». Dietro i «Vopo», c'è infatti la paura, il partito, il commissario politico. Ai posti di blocco sono sempre accoppiati, perché se lì mettessero da soli scapperebbero tutti. In due si sorvegliano l'uno con l'altro,  le compagnie sono composte di elementi provenienti da varie parti della Germania comunista, poi cambiano spesso di compagnia, così non fanno in tempo a conoscersi.

Alle spalle dei «Vopo» lungo la linea di confine, ci sono gli ufficiali che scrutano con i binocoli ciò che avviene di qua dal muro. E altrettanto fanno i poliziotti occidentali. La guerra dei binocoli continua giorno e notte, monotona ed estenuante, rotte, qualche volta da drammatici episodi di fuga, da lanci di bombe lacrimogene, da apparizioni improvvise di autoblinde con mitragliatrici puntate da una parte e dall'altra della barricata. Se il problema di Berlino è un dramma politico, la presenza del muro a Berlino è una angosciosa tragedia umana.

Nella Berlino  occidentale quasi non c'è famiglia che non abbia parenti o amici nel settore Est. Prima del 13 agosto il passaggio fra le due Berlino era consentito, ora non lo è più. C’è chi ha lasciato all'Est i genitori, chi i figli, chi una sorella o un fratello. Così gli abitanti di Berlino ovest si radunano agli angoli delle strade, in prossimità del muro, scrutano con i binocoli, sventolano fazzoletti, salutano con gesti della mano i parenti rimasti di la ai quali è persino negata la libertà di rispondere ai saluti: e così si affacciano timorosi e spauriti alle finestre delle case, attenti a non farsi sorprendere dai «Vopo» che spiano le loro mosse dal basso.

In Bernaverstrasse ho visto e fotografato una scena penosa. Sulla linea bianca di demarcazione c’era una corona di fiori. Era stata posata da una giovane donna di Berlino Ovest. La mamma che viveva all'Est, era morta il giorno prima, ma i comunisti avevano negato alla figlia di partecipare ai funerali. Una altra corona mortuaria l’ho vista sulle rive del Teltowkaual dove qualche tempo fa un giovane sconosciuto che nuotava verso la riva occidentale (la linea di frontiera passa a metà del canale) era stato cinicamente freddato da un «Vopo» dalla faccia di gangster (ci sono 10.000 marchi di taglia sulla testa dell'assassino). In un altro luogo, ove una donna morì gettandosi dalla finestra, è stato eretto un simbolico monumento funebre con tre paletti legati ad un rotolo di filo spinato.

Il filo spinato, questo maledetto ricordo della guerra, è il sinistro simbolo del comunismo che chiude più di due milioni di berlinesi in un immenso campo di concentramento.

09 Ottobre 2018