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Mercoledì 19 Dicembre 2018

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4 dicembre 1976

Detenuto sequestra agente di custodia sega le sbarre di una finestra e fugge

Ormai insostenibile la situazione nel nostro carcere

Detenuto sequestra agente di custodia sega le sbarre di una finestra e fugge

Il fuggiasco, che si è valso di un coltello e dell'aiuto di un compagno, è scomparso - E' un catanese, condannato per rapina e con altri otto mandati di cattura per lo stesso reato - Scontro in carcere tra detenuti pro e contro la fuga: due sono finiti all'ospedale con fratture - Tensione tra gli agenti

Non siamo ancora arrivati  all'uscita dal portone principale del carcere da parte dei detenuti, ma ieri mattina si è giunti a sequestrare un agente, legarlo, dopo averlo minacciato con un coltello; quindi un detenuto ha lavorato per un'ora per segare le sbarre di una finestra che dà su via Jacini ed ha guadagnato la libertà.

In questo stupefacente «quadro» va poi inquadrata una scazzottatura fra detenuti che hanno stigmatizzato la fuga ed altri che invece, tacitamente, l'hanno approvata.

Il risultalo è che due detenuti, anziani, sono stati picchiati ed uno ha riportato la sospetta frattura di un braccio, l'altro quella di una gamba.

Ieri pomeriggio i detenuti picchiatori sono stati trasferiti.

Ma la situazione nel carcere è esplosiva e il pericolo di altri episodi di violenza, con relative fughe, pensiamo esista da un momento all’altro.

Naturalmente anche gli agenti di custodia sono in stato di tensione e non è improbabile che giungano a qualche clamorosa manifestazione per attirare l'attenzione di chi non si rende conto (intendiamo riferirci al Ministero di Grazia e Giustizia e all'Ispettorato regionale delle carceri) che questa situazione va sanata al più presto.

Il detenuto fuggito ieri mattina è un rapinatore, Salvatore Mirabella, 21 anni, di Catania, già evaso dal carcere di Civitavecchia, ristretto per essere stato condannato per rapina, ma che ha altri otto mandati di cattura per lo stesso reato.

Erano le 3 quando l'unico agente in servizio di notte, Antonio Testa, 24 anni, di Napoli ed in servizio a Cremona da soli quattro mesi, scendeva dal secondo al primo piano del carcere per un controllo. Entrava nella sezione e si trovava davanti il detenuto Salvatore Mirabella, che, lestissimo, estraeva un coltello e lo puntava al collo dell'agente. Il catanese era uscito dalla cella, chiusa, segando le sbarre del finestrello posto sopra la porta d'ingresso, aiutato dal suo compagno Vittorio Boiocchi, 24 anni, di Milano, pure condannato per rapina.

Il detenuto, dopo avere minaccialo con il coltello l'agente, gli legava mani e piedi con una corda e strisce di lenzuola, quindi gli applicava sulla bocca dei cerotti. Infine veniva legato al termosifone della sezione.

Dice l’agente  «dopo molti sforzi sono riuscito a  fare cadere il cerotto dalla bocca riuscendo così a farmi sentire». L'allarme veniva dato subito anche a polizia e carabinieri che incominciavano una vasta battuta sia in città che alla periferia, ma Salvatore Mirabella era riuscito, forse avendo un complice all'esterno, a far perdere le sue tracce.

Dopo questo episodio in carcere si creava un fermento notevole. Due gruppi di detenuti venivano alle mani e per cercare di evitare altri episodi di violenza tutti venivano rinchiusi nelle loro celle.

L'episodio ha creato fra i dieci agenti di custodia in servizio una viva tensione.

Nella stessa mattinata il diretto re del carcere si è messo in contatto telefonico con l'Ispettorato regionale di Milano spiegando la situazione e chiedendo l'intervento di qualcuno che parlasse con gli agenti che avevano intenzione di manifestare lutto il loro stato d'animo. Nel primo pomeriggio e infatti arrivato da Milano un ufficiale ed ha parlato con gli agenti.

Le autorità preposte a questo delicato servizio sinora hanno dimostrato una sensibilità veramente scarsa. E' quindi ora che si agisca.

A meno che non si voglia aspettare il morto.

03 Dicembre 2018