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Venerdì 18 Gennaio 2019

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14 dicembre 1990

In Sicilia una notte di terrore

La terra ha tremato al 5° grado Richter par quasi un minuto

In Sicilia una notte di terrore

Dopo il terremoto 14 morti, 200 feriti e 1.500 senzatetto. A essere colpito con maggiore intensità è stato Carlentini. Nel grosso centro del Siracusano sono crollati numerosi edifici. Le intense fiammate del polo chimico di Priolo hanno aumentato la paura 

SIRACUSA — Alle prime ombre della sera il bilancio si è fatto ancora più drammatico: 14 le vittime del disastroso terremoto che all'1.24 di ieri notte ha colpito la Sicilia Orientale. Un sisma del 5° grado Richter (settimo/ottavo grado della scala
Mercalli), con epicentro in mare, a una cinquantina di chilometri dalla costa e che ha colpito con maggiore intensità Carlentini e l'intera provincia di Siracusa. I feriti sono circa 200, cinque dei quali in gravi condizioni, oltre 1.500 i senzatetto. Ma negli edifici crollati i vigili del fuoco continuano a scavare. E' stata una notte di terrore per mezza Sicilia: oltre due milioni di persone hanno trascorso la notte fuori casa per paura di nuove scosse. Il terremoto che ha colpito la Val di Noto, era stato previsto dagli esperti. Si tratta infatti di una zona ad altissimo rischio sismico già colpita ripetutamente: nel 1693 l'evento più disastroso, che fece centomila vittime.

A colloquio con Rosario, 5 anni, che non sa di aver perduto i genitori e una sorellina di otto mesi
CARLENTINI - «Stavo sognando una strage, ho avuto paura e mi sono svegliato. In quel momento sono cominciate a cadermi addosso molte pietre. C'era buio e non vedevo nulla. Mi sono messo a gridare chiamando mio padre e mia madre, ma nessuno mi ha risposto». Rosario, cinque anni, non sa ancora che i suoi genitori, il padre, Sebastiano, di 30 anni, e la madre, Francesca, di 26, non potranno rispondergli più. Sono morti, sepolti sotto le macerie della casa crollata in via De Amicis, alla prima scossa di terremoto che l'altra notte ha scosso violentemente Carlentini. Rosario, non sa che anche la sorellina, Veronica, di 18 mesi, che dormiva nel «letto grande» insieme con i genitori, è morta. Nel suo lettino dell' ospedale di Lentini dove è stato ricoverato appena  estratto dalle macerie, Rosario ricorda pochissimo di quei terribili secondi; aspetta, invano che da un momento all'altro arrivino papà e mamma. Ai cronisti dice di stare bene e di avere soltanto un «dolore alla pancia». «Io dormivo in un altro letto nella stanzetta accanto a quella della mamma, mia sorella dormiva con loro. Poi — racconta Rosario — quando mi sono ritrovato fuori dalle macerie, ho visto mia nonna Maria e mia zia Betta che mi hanno accompagnato in ospedale».

La Protezione civile ha funzionato ma la prevenzione non c'è ancora
Il piano di emergenza è entrato in funzione e, nel giro di un quarto d’ora, alla mezza dozzina di funzionari in servizio alla sala operativa per il turno notturno si sono affiancati una ventina di esperti, che hanno chiesto dettagli alle varie stazioni dei carabinieri e alle prefetture, per una prima valutazione dell'entità del disastro. Il ministro Lattanzio ha aspettato le primissime ore della mattina, per avvertire Cossiga e Andreotti. «Se nell'80 tra il segnale di emergenza e il coordinamento dei soccorsi erano passate 36 ore — sostiene Lattanzio —questa volta sono bastati 36 minuti».

La «macchina», insomma, ha funzionato, diversamente dal grande progetto di trasformare la Protezione in Sistema di prevenzione civile. Nei «palazzi» la notizia è rimbalzata immediatamente, i presidenti delle Camere, Spadolini e lotti, hanno avvertito le assemblee e mandato messaggi di solidarietà. Sono piovute le prime interrogazioni, e anche la proposta di un emendamento di prevedere nella «finanziaria» un primo stanziamento di emergenza di cento miliardi. Ricostruzione e recupero, invece, dovranno essere studiati dopo l’accertamento dell'entità dei danni e dei bisogni.

12 Dicembre 2018