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Martedì 21 Agosto 2018

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CASALMAGGIORE

Tragedia del 'Km 415,4',
due anni a Giovanni Bini

Il 7 novembre 2009 quindici persone finirono nelle acque del Po dopo il pranzo. Giuseppe Agostini di Lavis (Trento), 47enne capoarea della Folletto, annegò. Risarcimento di 100mila euro alla vedova e di 80mila ciascuno ai due figli

Tragedia del 'Km 415,4', 
due anni a Giovanni Bini

Inquirenti e soccorritori sul luogo della tragedia

CASALMAGGIORE - Condanna di primo grado a due anni di reclusione per omicidio colposo, con pena sospesa, per Giovanni Bini, 57 anni, proprietario e gestore del ristorante galleggiante ‘Km 415,4’, che il 7 novembre del 2009 fu teatro della tragedia in cui perse la vita Giuseppe Agostini, 47 anni, di Lavis (Trento), capoarea dell’azienda specializzata in elettrodomestici, finito in acqua sotto gli occhi della moglie Manuela e morto annegato. 

Quel giorno  quindici rappresentanti della ‘Vorwerk Folletto ’ arrivarono dalle province di Parma, Verona e Trento per pranzare al ‘Km 415,4’ attraccato al Lido Po di Casalmaggiore. Il pranzo finì in dramma. Una foto ricordo sulla piattaforma che crollò e i quindici finirono in acqua. Uno di loro, Giuseppe Agostini, 47 anni, di Lavis (Trento), capoarea dell’azienda specializzata in elettrodomestici, sotto gli occhi della moglie Manuela fu trascinato dall’acqua e morì annegato. Con l’accusa di omicidio colposo è stato rinviato a giudizio Giovanni Bini, proprietario e gestore del ristorante. 

In Tribunale nella mattinata di venerdì il pm Paolo Tacchinardi si è visto accogliere la richiesta di condanna (nella sua requisitoria aveva parlato di 'colpa cosciente') in capo al titolare del ristorante. La sentenza prevede anche il risarcimento da parte delle Assicurazioni Generali di 100.000 euro con una provvisionale immediatamente esecutiva alla vedova e di 80.000 euro ciascuno ad entrambi i figli. L'udienza di venerdì mattina si è aperta con l'esame dell'imputato.

Nelle scorse udienze erano stati ascoltati i testimoni dell'accusa e della difesa. Al centro dell'attenzione la foto-ricordo del gruppo scattata sulla 'zattera', un pontile collegato alla struttura del barcone e che cedette sotto il peso delle persone. Dalle testimonianze ieri è emerso che il pontile era abusivo e che lo stesso Bini aveva indicato ai rappresentanti quel posto per la fotografia, che egli stesso avrebbe scattato dallo stesso pontile, finendo in acqua con loro. Inoltre, non c'erano cartelli o indicazioni che indicassero il pericolo. 

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21 Giugno 2013