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Mercoledì 12 Dicembre 2018

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"Brandiva un bastone e ci minacciava": il caso finisce in tribunale

Il Giudice di Pace ferma l'audizione di un teste e rinvia gli atti in Procura dichiarandosi incompetente vista la gravità della vicenda

"Brandiva un bastone e ci minacciava": il caso finisce in tribunale

Il cancelliere Caterina Bongiovanni e il giudice Beatrice Ghillani

I fatti generati dallo sconfinamento di un getto di irrigazione a Martignana Po

Un rinvio degli atti in Procura perché durante la deposizione di un teste è emerso che il fatto in questione è di competenza del tribunale, con forte rischio di prescrizione, e due sentenze, più alcune remissioni di querela e rinvii. Questo, in sintesi, è successo tra le 9 e 40 e le 14 di ieri dal Giudice di Pace, nel terzo lunedì del mese dedicato alle udienze penali. Il primo caso, avvenuto a Martignana Po il 19 luglio 2006, vedeva D.M. come imputato e P.B. come parte offesa per minacce e ingiurie. 

D.B., il figlio del ricorrente, ha spiegato i fatti. «Eravamo nei campi ad irrigare, io comunicavo via cellulare con mio padre onde evitare che i getti d’acqua potessero sconfinare nella proprietà dell’imputato. A causa di una folata di vento, alcune gocce sono state spinte nel cortile di D.M., che si è precipitato inveendo ‘Dov’è quel bastardo di tuo padre?’. Appena ha visto mio padre ha preso un bastone e brandendolo ha minacciato di stenderci e accopparci». Circostanza che ha indotto il giudice Beatrice Ghillani a interrompere l’audizione del teste e il pm Barbara Tagliafierro a modificare il capo di imputazione, perché il bastone è stato configurato come arma.  A gennaio 2014 incombe però la prescrizione.

Approfondimento sul giornale in edicola martedì 16 aprile

15 Aprile 2013