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Lunedì 23 Aprile 2018

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Casalmaggiore

Giudice di pace, due condanne per lesioni, ingiurie e minacce

Udienze penali del lunedì nell'ufficio giudiziario casalese

Giudice di pace, due condanne per lesioni, ingiurie e minacce

CASALMAGGIORE - Due sentenze di condanna, ma anche assoluzioni, sono state pronunciate poco prima delle 14 di lunedì 20 maggio dal Giudice di Pace Beatrice Ghillani al termine della consueta mattinata mensile dedicata alle udienze penali.

RIVAROLO DEL RE - Un caso - inquadrato in una sequela lunghissima di litigi che procede dal 2005 - vedeva come imputata la signora T.C. di Rivarolo del Re, (difesa dall'avvocato Laura Ogliari), per lesioni, minacce e ingiurie ai danni di A.C., vicino di casa (che nella precedente occasione era a sua volta imputato per un altro caso e venne assolto), assistito dall'avvocato Matteo Manici. Nel caso discusso nella mattinata di lunedì 20, la signora alla fine è stata condannata per lesioni, per aver colpito con un ramo (o con delle fronde) la parte offesa, a 1000 euro di multa, più altri 1000 di risarcimento più 950 di rifusione delle spese per la costituzione di parte civile e le spese processuali. La rivarolese è stata invece assolta invece "perché il fatto non sussiste" e "perché il fatto non costituisce reato" dalle accuse di ingiurie e minacce. I fatti che hanno originato la disputa risalgono al 7 maggio 2011. L'imputata ha detto che quel giorno stava andando a prendere la figlia in stazione a Parma: "Ho visto che lui (il vicino) aveva tagliato i rami di un pioppo posto sulla proprietà di mia figlia, un pioppo a cui mio marito teneva moltissimo (la parte offesa aveva spiegato in precedenza che lo aveva fatto per liberare il passaggio lungo il viottolo all'origine di tutte le contese, nda). Mi sono fermata e lui mi ha detto che aveva chiamato i carabinieri (perché si rendessero conto della situazione, nda). Visto che poi non arrivavano, ho chiamato anche io il 112. Dopodichè sono arrivati e hanno scattato due foto, una alla pianta ed una ai rami. I carabinieri mi han detto che potevo andare e così ho fatto. Sono arrivata in stazione a Parma e piangevo". Prima dell'imputata è stato sentito come teste il medico del paese al quale il ricorrente si era rivolto: "Mi ha detto che aveva ricevuto un trauma contusivo ad una mano, cercando di ripararsi il volto da un oggetto legnoso. L'ho tranquillizzato ritenendo che non fosse necessario il ricorso al pronto soccorso". Alla fine il giudice ha ritenuto credibile che nella discussione tra parte offesa e imputata, quest'ultima abbia effettivamente colpito il ricorrente.

VOLTIDO - Il marocchino N.A. è stato condannato per ingiurie e minacce nei confronti della signora A.F.B. di Voltido al pagamento di 900 euro. Il fatto era avvenuto il 17 luglio 2008. "Mio padre (ormai scomparso, nda) era in giardino ad innaffiare", ha raccontato la ricorrente in veste di testimone. "Ho sentito che c'era in corso una discussione. Lui (l'imputato, nda) e suo padre, miei affittuari e nostri vicini di casa ai quali avevo intimato già lo sfratto, erano affacciati al nostro cancello pedonale e prendevano a male parole mio padre. Sono uscita per cercare di placare gli animi, ma il ragazzo (l'imputato) mi ha insultato, dicendomi di tornare in casa e che non dovevo stare lì in quanto donna. Me ne ha dette di ogni: 'figlia di p., figlia di t.. Mi ha detto che me l'avrebbe fatta pagare e che appena mi avesse trovato fuori mi avrebbe ammazzato. Ha anche tentato di scavalcare il cancello. E' scesa anche sua madre cercando di farlo desistere ma lui le ha dato una sberla. Poi ha iniziato a tirare dei sassi contro di noi". L'avvocato Marco Bertoletti, difensore d'ufficio dell'imputato, ha chiesto l'assoluzione con formula piena, sostenendo che "la deposizione della testimone è interessata" e che non poteva essere sufficiente, "tanto più che l'episodio è avvenuto nell'ambito di una lite già in corso, in pendenza tra l'altro di una azione di sfratto intimata dalla querelante". Ma il giudice ha dato ragione alla ricorrente.

20 Maggio 2013