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Martedì 21 Agosto 2018

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Viadana

14 medici a processo per lesioni, sentiti la donna operata e il consulente della Procura

"Commessi errori inammissibili per le conoscenze del 2008", secondo il ctu. Fallito un componimento amichevole tramite risarcimento

14 medici a processo per lesioni, sentiti la donna operata e il consulente della Procura

Uno scorcio dell'ospedale Oglio Po

VIADANA - Seconda udienza in tribunale a Cremona, nella mattinata di venerdì 14 giugno, per un  presunto caso di malasanità che vede 14 medici a giudizio. La vicenda è avvenuta all’ospedale Oglio Po poco più di cinque anni fa, tra il 10 e il 17 marzo 2008. Al centro del caso una donna di 54 anni residente a Viadana, sottoposta a un intervento chirurgico  in relazione alla patologia tumorale ovarica che le era stata a suo tempo  riscontrata. 

Dopo la prima rapidissima udienza davanti al giudice Pierpaolo  Beluzzi, che servì a fissare quella di venerdì per l’assenza della donna, impossibilitata a essere presente in quanto malata, nella mattinata di venerdì 14 si è entrati nel vivo del dibattimento. L’accusa contenuta nel capo di imputazione è quella di lesioni personali gravi. 

Anzitutto è stato sentito il consulente tecnico d’ufficio della Procura Guido Bertoletto, dell’Università di Pavia, e poi anche la donna. In sostanza, tutto ha preso le mosse dalle conseguenze dell’intervento chirurgico avvenuto all’Oglio Po. La signora, successivamente all’operazione, è stata male ed è stata portata all’ospedale di Mantova, dove il quadro clinico è migliorato. Il ctu della pubblica accusa ha sostenuto in udienza che è inequivocabile come le lesioni agli ureteri (quello di sinistra per  tre/quarti della conferenza e quello di destra nei pressi dell’imbocco della  vescica) siano state provocate durante l’intervento. Con le conoscenze del 2008, ha sostenuto il ctu, si tratta di errori non ammissibili. Peraltro il tumore era solo in una fase iniziale, non si era propagato ad altri organi, era sufficientemente isolato per consentirne una asportazione non problematica.

Dal canto suo, la donna ha detto di avere tutt’oggi dei problemi conseguenti a quell’intervento, a partire dall’incontinenza. Prima che la seduta iniziasse, la signora ha detto che a fronte di un risarcimento di 50.000 euro sarebbe disposta a rimettere la querela, che lei ha precisato di aver presentato nei confronti del solo chirurgo. Non essendo stato trovato un componimento amichevole, il processo è entrato nel vivo.

Gli altri 13 medici coinvolti risultano indagati in seguito all’azione della Procura. Per la donna, dopo l’intervento, è stato stilato un referto sul quale figura una prognosi di quaranta giorni.  Secondo la procura, dalle lesioni personali  gravi sarebbe derivato un indebolimento permanente dell’apparato urinario. Sempre a sentire l’accusa, la paziente sarebbe stata messa ´in concreto  pericolo di vita’. Secondo l’accusa, i tre medici presenti all’operazione chirurgica avrebbero  mancato di svolgere una diagnosi intra-operatoria (diagnosi delle lesioni)  mentre gli undici medici che  nella settimana seguente l’intervento  hanno  visitato la donna (a più riprese e a vario titolo medico; si tratta di  ginecologi, radiologi, nefrologi, internisti, anestesisti)  per la Procura  della Repubblica hanno mancato una diagnosi post-operatoria, questo malgrado  il diario clinico, le coliche, i dolori e la presenza di liquidi.  Sarebbero  mancati controlli sufficientemente precisi della diuresi, ´non sospettando  la possibilità di un danno urologico che avrebbe potuto essere diagnosticato  con una semplice urografia’, sostiene l’accusa. Insomma, per la procura della Repubblica, nonostante la donna continuasse ad  accusare forti dolori al fianco sinistro, non ci sarebbe stata una ´corretta  valutazione di quelle evidenze sintomatologiche obiettive e strumentali che,  se correttamente interpretate, avrebbero dovuto condurre con facilità ad un  sospetto diagnostico di lesione delle vie urinarie’. 

La prossima udienza è stata fissata per il 21 ottobre.

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14 Giugno 2013