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Lunedì 20 Agosto 2018

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CREMONA

Auschwitz II - Birkenau

Auschwitz II - Birkenau

L'ingresso di Birkenau

Gli alunni del Liceo Ginnasio statale Daniele Manin, aderendo al Progetto In treno per la memoria, hanno deciso di intraprendere un cammino, necessario, attraverso la storia, per comprendere una dimensione del male sconosciuta a molti.

Noi alunne della classe 3AL siamo state colpite maggiormente dalla visita al lager ‘Auschwitz Ⅱ - Birkenau’.

Il campo di Birkenau fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Il complesso di Birkenau divenne operativo nel 1941. Il campo misura circa 175 ettari ed è stato costruito presso la città di Brezinka (città delle betulle) la quale era precedentemente abitata da contadini polacchi (circa 1200) i quali sono stati costretti ad abbandonarla.

Nel campo furono costruite circa 300 baracche sia in muratura che in legno.

Le baracche in muratura furono costruite senza fondamenta, su un terreno pantanoso; qui alloggiavano le detenute le quali dormivano in cuccette a tre piani su paglia marcia, su ogni piano dormivano almeno 8 persone.

Le baracche in legno furono usate inizialmente come stalle per contenere circa cinquanta cavalli, successivamente furono utilizzate per 1000 detenuti.

Al centro delle baracche furono costruiti dei camini che avrebbero dovuto riscaldare l'interno.

I nazisti costruirono la maggior parte degli impianti di sterminio a Birkenau: quattro crematori, con camere a gas provvisorie, fosse e roghi.

Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone suddivise in diversi settori come per esempio il Settore B a (campo femminile), il Settore BIIa (campo di quarantena), il Settore BIId (campo maschile).


Soffermarsi di fronte alla beffarda scritta ‘Arbet macht frei’ (il lavoro rende liberi), ci fa veramente capire il significato delle parole ‘deportazione’ e ‘sterminio’.

Rimanere strabiliati di fronte all’immensità di Birkenau e ai binari che portavano i deportati verso un luogo senza ritorno ci rende consapevoli di quanto noi siamo illimitatamente irrilevanti.

ll bivio tra il bene e il male nei recinti di Birkenau si vede benissimo, è chiarissimo. Quello che non si vede è che cosa ha reso possibile un bivio così netto. E... non è un gesto di un pazzo, non è la volontà politica di un singolo uomo, ma è la storia di un continente, è la storia dell'Europa che ha reso possibile quel bivio tra il bene e il male e la deriva verso quest’ultimo

Durante il nostro percorso ci siamo volute soffermare sul significato di alcune parole chiave che ci hanno fatto riflettere.

Ci ha stupito il SILENZIO assordante di Birkenau che parla solo a coloro che sanno ascoltare.

Ci ha toccato la parola CENERE che nessun vento potrà mai spezzare, una polvere che non si può, e non si deve dissolvere. Resti di vita che non ci sono più, tracce da identificare e orme da ripercorrere per non dimenticare.

Siamo state sconvolte dagli SPAZI infiniti che raccontano di infiniti dolori i quali sono stati colmati da vite piene, svuotate, annientate e dissolte.

Ci ha impressionato l’enorme quantità di NUMERI i quali si riferiscono al numero delle persone coinvolte, che hanno trovato sofferenza e morte nei campi di concentramento. Limitandoci al singolo numero, perdiamo di vista la personalità di ogni vittima, la sua storia, la sua sofferenza. Quando ci siamo trovati davanti alla miriade di oggetti personali tra cui scarpe, occhiali, vestiti, spazzole, ci siamo fermate a meditare sulle persone che un tempo hanno usato quelle scarpe, quegli occhiali, quei vestiti, capendo quanto la loro vita sia stata devastata, sconvolta, troncata.

A Birkenau abbiamo potuto vedere numerose foto di deportati, segnati e riconosciuti semplicemente attraverso un numero, venivano privati totalmente della loro identità. È necessario, fondamentale, che ogni persona venga riconosciuta e chiamata per NOME, solo ciò è in grado di restituire quella degna sepoltura che molti di loro non hanno ancora avuto. È solo grazie alla restituzione dell'identità che riconosciamo l'importanza storica dei singoli individui.

La parola più significativa di questo viaggio è appunto ‘MEMORIA’, la quale ci aiuta a ricordare affinché più nessuno subisca cattiverie, umiliazioni, violenze, come quelle subite dalle vittime di (ad) Auschwitz e Birkenau, perché questo nostro viaggio continui a vivere in noi, perché il ricordo e la memoria di quanto abbiamo visto, sentito, percepito e compreso, possa condurci a non dimenticare questa storia, perché chi dimentica la storia è condannato a riviverla!


02 Giugno 2017

Commenti all'articolo

  • cristian

    2017/06/03 - 16:04

    Complimenti per l'ottima censura , degna della peggior stirpe comunista. Siete solo dei pagliacci , complici di questa grande menzogna. A voi, e a quelli come voi, tutto il mio disprezzo! Sbaraini Cristian

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